Si apre una settimana cruciale per le indagini sull’omicidio di Cinzia Pinna, la donna uccisa due mesi fa nella tenuta di Conca Entosa, in Gallura. Al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Tempio Pausania c’è Emanuele Ragnedda, 41 anni, attualmente detenuto nel carcere di Bancali. Secondo quanto emerso dagli ultimi accertamenti investigativi, Ragnedda avrebbe avuto un rapporto ossessivo con l’arma poi usata per uccidere la donna: una pistola Glock, sempre tenuta con sé all’interno di un marsupio e, in più occasioni, impugnata in pubblico “per gioco”.

Fonti vicine all’indagine riferiscono che Emanuele Ragnedda avrebbe mostrato l’arma a conoscenti e amici in contesti non privati, senza motivi di autodifesa, ma come gesto dimostrativo o scherzoso. Questi episodi, documentati attraverso testimonianze e riscontri tecnici, sono ora oggetto di una verifica approfondita da parte degli inquirenti. Un comportamento che, secondo gli investigatori, testimonierebbe un uso sconsiderato e pericoloso della pistola, alimentato anche da un frequente consumo di cocaina, emerso dagli atti dell’inchiesta.
La notte del delitto, avvenuto nella proprietà di famiglia di Ragnedda, resta al centro delle indagini della pm Noemi Mancini, che nei prossimi giorni dovrebbe tirare le somme degli accertamenti tecnici finora disposti. L’attenzione è rivolta non solo alla dinamica dell’omicidio, ma anche al profilo psicologico dell’indagato e al suo rapporto con le armi.
Le analisi balistiche e i rilievi scientifici condotti sul luogo del delitto hanno confermato che la Glock in suo possesso era regolarmente detenuta, ma utilizzata in modo imprudente. Gli investigatori stanno cercando di comprendere se altri episodi precedenti possano configurare reati connessi alla detenzione o all’abuso dell’arma.
Gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Noemi Mancini, stanno definendo un quadro probatorio che potrebbe portare a nuovi sviluppi già nei prossimi giorni.
Tra gli elementi più rilevanti figurano le testimonianze di persone che avrebbero visto Ragnedda maneggiare la pistola in pubblico, in momenti di alterazione o sotto effetto di stupefacenti. Nel frattempo, l’uomo resta detenuto a Bancali, in attesa delle decisioni della Procura e di eventuali nuovi interrogatori.
A cura di Enrico Fresu – Giornalista di Unionesarda.it
La Strambata del 10-11-2025
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