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Rapporto Mete, la Sardegna si svuota: allarme rosso per il futuro

today9 Giugno 2025 88

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Il Rapporto Mete rivela la crisi della demografia in Sardegna

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    Rapporto Mete, la Sardegna si svuota: allarme rosso per il futuro Fabio Leoni

Giovedì prossimo, la Fondazione di Sardegna ospiterà la presentazione del Rapporto Mete, un’analisi approfondita sull’andamento demografico dell’Isola. Come spiegato da Vania Statzu, responsabile del progetto ed economista, il rapporto si propone di “raccontare l’andamento della demografia in Sardegna”. L’analisi si concentra sul fenomeno dello spopolamento, esaminando i dati di natalità e fertilità, e sui movimenti migratori: sia quelli dei sardi verso altri territori. L’obiettivo è fornire un quadro dettagliato, anche a livello comunale, di una situazione che “riguarda sempre più tutti, perché la popolazione italiana, e quella sarda in particolare, sta invecchiando“.

Neonatologia (Immagine realizzata con l’ausilio dell’ IA)

I dati allarmanti di una crisi profonda

Il Rapporto Mete evidenzia una situazione estremamente critica per la Sardegna, che si distingue come la regione con il tasso di fertilità più basso d’Italia e uno dei più bassi in Europa. Facciamo pochi figli in Sardegna“, afferma Vania Statzu, sottolineando che nell’ultimo anno si sono registrati circa 7.000 nati vivi contro oltre 18.000 decessi, risultando in un saldo naturale profondamente negativo nella stragrande maggioranza dei comuni sardi.

Un calo di oltre 9.000 unità

L’Isola continua a perdere popolazione: i dati al 1° gennaio 2025, confrontati con quelli del 2024, indicano un calo di oltre 9.000 unità, un numero equivalente alla popolazione di Macomer. Sebbene ci sia un dato positivo di stranieri che arrivano in Sardegna, questo “non riesce però a compensare il dato demografico”, e la popolazione continua a diminuire. La preoccupazione maggiore riguarda il calo dei giovani: la Sardegna è la regione con meno under 15 (meno del 10%) e perde anche popolazione attiva (tra i 15 e i 64 anni), con gravi ripercussioni sulla capacità di sostenere il sistema pubblico, dai servizi sanitari alle pensioni e alla scuola.

Vania Statzu, economista

Rapporto Mete Sardegna: chi parte e chi arriva nell’isola

I movimenti migratori mostrano che i sardi si spostano prevalentemente verso il resto d’Europa, con circa 30.000 iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), di cui quasi l’80% risiede nel continente europeo, mentre una quota minore si dirige verso il Nord America. Per quanto riguarda gli arrivi, la comunità straniera più numerosa in Sardegna è quella rumena, seguita da senegalesi e marocchini, sebbene queste ultime due stiano registrando un calo di individui.

Un’indagine qualitativa condotta dal progetto ha rivelato che “i ragazzi giovani marocchini, quindi seconde e terze generazioni, al pari dei nostri giovani vanno a cercare maggiori opportunità altrove”, lasciando l’isola dopo esserci cresciuti. Al contempo, si registra un notevole aumento di altre comunità, come quella Kirghisa e quella tedesca. Per i tedeschi, l’indagine ha mostrato che “solo una quota minima di queste persone poi passa tutto l’anno in Sardegna”, spesso acquistando e ristrutturando immobili per trascorrervi le vacanze estive.

Le sfide per il futuro: creare opportunità

Il fenomeno dello spopolamento e del calo demografico è estremamente complesso e ha radici profonde. Tra i fattori cruciali, le ultime analisi indicano la necessità di “stabilità occupazionale, di reddito e vere prospettive certe” come elementi che aiutano a incentivare le nascite. Tuttavia, Vania Statzu sottolinea che il problema ha anche una “questione culturale” che incide sul calo delle nascite. Un trend osservato anche in paesi del Nord Europa con buoni servizi alla famiglia e minori problemi di disoccupazione giovanile. In Sardegna, un fattore aggravante è la quota sempre più ridotta di popolazione in età fertile.

Intervista a cura di Paola Pilia

La Strambata del 09-06-2025

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