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Referendum 8 e 9 giugno 2025: cosa prevedono i cinque quesiti? Giuseppe Valdes
In vista del referendum dell’8 e 9 giugno 2025, il dibattito pubblico si accende attorno ai cinque quesiti referendari proposti dalla CGIL. Fausto Durante, Segretario Generale Regionale della CGIL, ha illustrato in dettaglio le ricadute concrete del voto e il significato politico e sociale di questi quesiti.

Fausto Durante è chiaro: un’affermazione del “Sì” significherebbe l’introduzione di nuovi diritti per circa 10 milioni di persone. I cambiamenti interesserebbero diverse categorie:
Lavoratori delle grandi imprese dopo il Jobs Act: recupererebbero il diritto alla reintegrazione in caso di licenziamento illegittimo, oggi negato.
Lavoratori delle PMI (aziende sotto i 15 dipendenti): il risarcimento per licenziamento illegittimo tornerebbe nelle mani del giudice, non più fissato per legge in sei mensilità.
Precari e contratti a termine: obiettivo è fermare la “spirale perversa” della precarietà, garantendo maggiore stabilità occupazionale.
Lavoratori in appalto: maggiore tutela su salute e sicurezza, viste le gravi tragedie recenti (Brandizzo, Enel Green Power, S Lunga Firenze) che hanno coinvolto proprio questa categoria.
Cittadini stranieri residenti in Italia: la domanda di cittadinanza potrebbe essere presentata dopo 5 anni anziché 10, velocizzando l’accesso al percorso di cittadinanza.
Secondo Durante, la spaccatura sul tema dei diritti nasce da pregiudizi ideologici: “Ci si divide solo perché persistono idee distorte sul lavoro”. Per anni, i governi hanno sostenuto che più flessibilità significasse più crescita. Ma i risultati sono evidenti:
Salari tra i più bassi in Europa
Potere d’acquisto in calo rispetto al 1990
Generazioni precarie, senza contratti stabili
Declino industriale: 26 mesi consecutivi in negativo, aumento della cassa integrazione e calo delle ore lavorate
Durante denuncia una “ubriacatura neoliberista” lunga trent’anni, che ha indebolito i diritti e reso il lavoro più povero. Il referendum è visto come l’occasione per invertire la rotta e iniziare una nuova stagione per il lavoro in Italia.
Un punto centrale per Fausto Durante è il dovere civico del voto. Ha definito “gravissimo” l’invito all’astensione da parte di figure istituzionali: “È un attacco alla democrazia, al diritto costituzionale di partecipazione”. I lavoratori italiani – continua Durante – fanno ogni giorno il proprio dovere, contribuendo alla crescita e alla tenuta dell’economia. Ma lo Stato deve fare il suo: tutelare la dignità, il salario e i diritti. “Il lavoro è il fondamento della Repubblica”, ricorda, e da lì bisogna ripartire.
Durante ha respinto l’idea che il Reddito di Cittadinanza abbia avuto effetti negativi: “Non è il sussidio il problema, ma la mancanza di controlli e applicazione delle regole”. Il vero fallimento è stato colpire i poveri anziché la povertà.
Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, Durante ha sottolineato che l’Italia dispone di ottime leggi ma scarsi controlli: mancano ispettori, strumenti, perfino carburante per i mezzi. E ogni giorno, tra tre e quattro lavoratori perdono la vita, pur avendo una legislazione che – se rispettata – renderebbe quasi impossibili gli incidenti gravi.
Intervista a cura di Simona De Francisci
La Stramabata del 03-06-2025
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