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Referendum sulla giustizia: perché si vota e quali sono le conseguenze?

today11 Marzo 2026 263

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Referendum sulla giustizia: cosa succede se vince il sì o il no?

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    Referendum sulla giustizia: perché si vota e quali sono le conseguenze? Giulio Zasso, Michele Ruffi, Giuseppe Meloni

Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per un referendum confermativo sulla riforma della magistratura. Si voterà domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15, per decidere se approvare o respingere una modifica della Costituzione della Repubblica Italiana. A spiegare i punti principali del voto è Giuseppe Meloni, giornalista de L’Unione Sarda, che chiarisce i contenuti della riforma e le conseguenze istituzionali del referendum. Si tratta di un referendum confermativo, quindi diverso da quelli abrogativi: non è previsto il quorum. Questo significa che il risultato sarà valido indipendentemente dal numero di votanti. Anche con una partecipazione molto bassa, il risultato del voto determinerà comunque l’esito della riforma.

Referendum (Immagine simbolo)

Referendum sulla giustizia: cosa prevede la riforma della magistratura

Il referendum riguarda alcune modifiche all’organizzazione della magistratura, non al funzionamento dei processi o all’amministrazione della giustizia. Uno dei punti centrali della riforma è la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e magistrati giudicanti. In altre parole, si introduce una distinzione più netta tra pubblici ministeri e giudici.

Attualmente, nel sistema previsto dalla Costituzione, non esiste una separazione completa delle carriere. Con la riforma, invece, le due funzioni verrebbero definitivamente distinte, rendendo più difficile o impossibile il passaggio da una carriera all’altra. Secondo i promotori della riforma, questa separazione servirebbe a rafforzare l’imparzialità del giudice rispetto all’accusa. I critici, invece, temono che possa indebolire l’autonomia della magistratura.

Due Consigli superiori della magistratura e una nuova corte disciplinare

Una delle conseguenze principali della riforma sarebbe la creazione di due diversi Consigli superiori della magistratura. Oggi il Consiglio Superiore della Magistratura è un unico organismo che gestisce tutta la carriera dei magistrati: nomine, trasferimenti, promozioni e procedimenti disciplinari. Con la riforma, invece, verrebbero istituiti due CSM distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Inoltre, parte dei componenti di questi organi verrebbe selezionata attraverso un sistema di sorteggio.

Un’altra novità importante è la creazione di una nuova alta corte disciplinare, che avrebbe il compito di giudicare eventuali responsabilità o errori dei magistrati. Secondo i sostenitori della riforma, questo organismo renderebbe più efficace il sistema di responsabilità disciplinare, consentendo anche di intervenire con maggiore facilità nei casi di errori giudiziari gravi.

Perché si vota: la riforma approvata dal Parlamento

Il referendum si svolge perché la riforma costituzionale è stata approvata dal Parlamento senza la maggioranza dei due terzi. Secondo la Costituzione, quando una modifica costituzionale non raggiunge questa soglia di consenso, è possibile chiedere il voto dei cittadini attraverso un referendum confermativo.

In questo caso la riforma è stata approvata con la maggioranza assoluta, cioè il 50% più uno dei voti parlamentari, e quindi la decisione finale spetta ora agli elettori. Il voto rappresenta quindi un passaggio fondamentale nel processo di revisione costituzionale previsto dalla Carta del 1948.

Un referendum tra giustizia e politica

Il referendum sulla magistratura ha inevitabilmente anche una dimensione politica. La riforma rientra infatti tra i temi storicamente sostenuti da alcune forze dell’attuale maggioranza guidata da Giorgia Meloni. Allo stesso tempo, il dibattito politico non è completamente diviso tra schieramenti opposti.

Esistono posizioni trasversali sia a favore sia contro la riforma, con esponenti di centrosinistra favorevoli alla separazione delle carriere e alcuni esponenti conservatori contrari. Secondo chi sostiene il “sì”, la riforma servirebbe a ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura e rendere i giudici più indipendenti. Chi sostiene il “no”, invece, ritiene che la riforma possa aprire la strada a un maggiore controllo della politica sulla magistratura, mettendo a rischio l’autonomia dell’ordine giudiziario.

Quando e come si vota

Gli elettori saranno chiamati alle urne domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Trattandosi di referendum confermativo senza quorum, sarà sufficiente la maggioranza dei voti validi per determinare l’esito finale.

Il voto del 22 e 23 marzo rappresenterà quindi un passaggio importante per il futuro dell’organizzazione della magistratura italiana, con possibili effetti sul funzionamento del sistema giudiziario e sugli equilibri istituzionali del Paese.

La Strambata del 11-03-2026

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