Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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Referendum sulla separazione delle carriere: cosa cambia nella magistratura italiana Egidiangela Sechi e Francesca Cortese
Il referendum del 22 e 23 marzo rappresenta un passaggio cruciale per la riforma costituzionale sulla magistratura, con seggi aperti in orari definiti e una scheda verde per esprimere sì o no. Il voto è confermativo, quindi valido indipendentemente dall’affluenza, come chiarisce il quadro normativo attuale. La professoressa Francesca Cortesi, docente dell’Università di Cagliari spiega: “La magistratura costituisce un organo unitario all’interno del quale le carriere sono unite”. Il dibattito nasce dalla necessità di comprendere una riforma complessa e molto tecnica.

La riforma prevede la separazione tra magistratura giudicante e requirente, modificando profondamente l’assetto attuale previsto dalla Costituzione italiana. Oggi le due funzioni sono unite in un unico sistema, mentre con la nuova legge verrebbero divise sin dall’origine, creando percorsi distinti. La professoressa Cortesi sottolinea: “Si verificherebbe una separazione all’origine delle due carriere“. Questo cambiamento impatta direttamente sull’organizzazione della giustizia, introducendo una distinzione strutturale tra chi giudica e chi accusa, con effetti rilevanti sul sistema giudiziario.
Un altro punto centrale riguarda la possibilità di passaggio tra le funzioni, già oggi limitata dalla normativa vigente, come stabilito anche dalla riforma Cartabia del 2022. Attualmente è consentito un solo cambio nei primi dieci anni di carriera, mentre la riforma renderebbe il passaggio ancora più rigido e regolato. Cortesi chiarisce: “Il passaggio sarebbe possibile soltanto verso la magistratura giudicante“. La modifica rafforza quindi la distinzione tra i ruoli, incidendo anche sulle prospettive professionali dei magistrati.
La riforma introduce anche un cambiamento nel sistema disciplinare con la creazione di una nuova Alta Corte, incaricata di valutare i procedimenti e le eventuali violazioni dei magistrati. La sua composizione prevede membri nominati da diverse istituzioni, inclusi magistrati, Parlamento e Presidente della Repubblica. La professoressa Cortesi evidenzia: “Avrebbe esclusivamente il compito di verificare il procedimento disciplinare”. Questo nuovo organo sostituirebbe il ruolo attuale del CSM, ridefinendo i meccanismi di controllo interno della magistratura.
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