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Regione Sardegna: il Governo Meloni impugnerà la finanziaria? Giuseppe Valdes
Vertice di maggioranza a Villa Devoto, con al centro una variazione di bilancio pari a quasi 800 milioni di euro. Il principio guida? Stop alle misure spot, spazio a interventi di lungo termine. Come sottolineato da Giuseppe Meloni, giornalista de L’Unione Sarda, in passato le manovre finanziarie sarde hanno incluso “provvedimenti di piccola prospettiva”, ovvero finanziamenti destinati a comuni, enti, associazioni, parrocchie e soggetti privati. Questi interventi sono cresciuti fino a toccare i 180 milioni di euro nell’ultima manovra. Pur rappresentando una cifra contenuta rispetto al bilancio regionale complessivo di 10 miliardi di euro, Meloni chiarisce che si tratta di “una porzione significativa della reale massa manovrabile”, una volta escluse le spese obbligatorie.

C’è il rischio di una impugnazione da parte del Governo centrale, a seguito delle criticità segnalate dalla Ragioneria dello Stato, che ha evidenziato la mancanza di “criteri chiari” alla base di alcune voci della finanziaria regionale. Secondo Meloni, proprio per evitare ricorsi, la maggioranza politica “probabilmente ci penserà due volte prima di ripercorrere la stessa strada”.
I fondi ancora in fase di definizione dovrebbero servire a rafforzare i servizi nelle aree interne, con l’obiettivo di contrastare lo spopolamento. Tra le priorità: trasporti locali e potenziamento dei servizi sanitari, per garantire che molte necessità possano essere soddisfatte “vicino a casa”. L’intento non è puntare solo su incentivi come i bonus bebè, ormai ridimensionati, ma introdurre o affiancare interventi strutturali e duraturi.
Il cosiddetto “caso decadenza” della presidente della Regione, Alessandra Todde, è un’altra questione politica centrale. Meloni ricorda che il termine ultimo per la presentazione del ricorso in appello contro la sentenza del Tribunale Civile, sfavorevole alla Todde, è fissato per il 28 giugno. Gli avvocati della presidente sono al lavoro sul ricorso, da tempo annunciato, che sarà discusso davanti alla Corte d’Appello di Cagliari. L’esito rimane incerto, ma i legali confidano di avere “argomenti solidi” per ribaltare il verdetto di primo grado.
Sul fronte internazionale, il conflitto tra Israele e Iran continua a destare preoccupazione, con possibili ripercussioni anche per l’Italia. Secondo Meloni, si valuta l’eventualità che il nostro Paese possa offrire “appoggio logistico” attraverso le basi militari italiane. Tuttavia, la Premier Giorgia Meloni ha assunto un approccio prudente, dichiarando che ogni decisione passerà dal Parlamento.
Per Giuseppe Meloni, il conflitto non può essere visto solo come una questione regionale o nazionale: è, a tutti gli effetti, un “problema europeo”. L’Europa è chiamata a riflettere sugli investimenti nella propria difesa, anche in previsione di un futuro in cui l’ombrello protettivo degli Stati Uniti potrebbe non essere più garantito.
Tuttavia, Meloni evidenzia le difficoltà dell’Europa, spesso “imbarazzata” e disorientata da eventi come gli annunci di negoziati o le tensioni tra USA e Iran. La vera criticità resta l’assenza di una posizione unitaria tra le capitali europee. Se ogni Stato membro agirà in autonomia, emergerà ancora una volta la debolezza politica complessiva dell’Unione Europea.
Tra gli appuntamenti imminenti spiccano il vertice NATO all’Aia, dedicato alle spese militari e alla crisi mediorientale, e il Consiglio Europeo previsto per giovedì e venerdì. Meloni, però, resta scettico sull’efficacia di una risposta europea unitaria: “Abbiamo già visto in altre crisi che l’Europa ha faticato a esprimere una voce unica”. Attualmente, le capitali europee sono divise, e un’eventuale escalation richiederebbe una decisione comune che appare difficile da raggiungere.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
La Strambata del 24-06-2025
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