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Ricaricare il cellulare in spiaggia? A Ostia costa un euro

today2 Settembre 2025 65

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A Ostia, una donna ha scatenato un’accesa discussione online dopo aver pagato un euro per ricaricare il suo smartphone.

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    Ricaricare il cellulare in spiaggia? A Ostia costa un euro Cristian Asara

La donna, cliente abituale di uno stabilimento balneare, aveva chiesto al ristorante del lido di poter mettere in carica il suo cellulare. Al momento della richiesta, le era stato comunicato il costo del servizio: 50 centesimi per 30 minuti. Tornata a ritirare il dispositivo dopo 42 minuti, si è vista addebitare un euro sullo scontrino. La cliente ha espresso il suo disappunto con un post su Facebook, scrivendo: “Credo che con questo abbiamo toccato il fondo. Trenta minuti erano cinquanta centesimi, sono tornata dopo quarantacinque minuti, un euro”

Lo scontrino che ha diviso il web

Il post ha subito generato decine di commenti e reazioni. La maggior parte degli utenti si è schierata dalla parte della cliente, criticando il locale per aver fatto pagare un servizio che, a loro avviso, dovrebbe essere gratuito.

Tuttavia, non sono mancati coloro che hanno preso le difese dei gestori del ristorante. Molti hanno sottolineato che la cliente era stata avvertita del costo del servizio e aveva accettato le condizioni. Altri hanno fatto notare che l’emissione di uno scontrino regolare dimostra la trasparenza dell’operazione.

Inoltre, alcuni hanno provato a mettersi nei panni dei titolari, ricordando i recenti aumenti dei costi dell’energia elettrica e il potenziale disservizio causato dalle continue richieste di ricarica. “Immaginate quante persone ogni giorno chiedono di ricaricare il cellulare”, ha commentato un altro utente.

immagine simbolo – generata con ia

Dalla ricarica al pepe sulla pizza: l’estate degli scontrini pazzi

Il caso di Ostia non è un episodio isolato. L’estate 2025 è stata costellata da una serie di episodi simili, che hanno visto clienti protestare per costi aggiuntivi ritenuti ingiustificati.

  • A Firenze, una pasticceria ha fatto discutere per aver aggiunto un euro al conto dei clienti che consumavano al tavolo.
  • A Ostuni, un gruppo di turisti ha pagato un supplemento per la “musica” del DJ, aggiunta come voce sullo scontrino.
  • A Bisceglie, un locale ha fatto pagare 50 centesimi per una spolverata di pepe sulla pizza, mentre un altro ha fatto pagare un sovrapprezzo per aver rimosso degli ingredienti.
  • A Oderzo, una pasticceria ha addebitato un euro a una coppia per aver chiesto una brioche tagliata a metà.

Questi episodi sollevano una questione più ampia: fino a che punto i locali possono applicare tariffe per servizi che un tempo erano considerati gratuiti? E quali sono i limiti della trasparenza e della correttezza nei confronti dei clienti? La discussione è aperta, e la polemica degli scontrini sembra essere tutt’altro che finita.

Radio Smeralda, puntata del 02 settembre 2025.

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