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Rientro degli emigrati sardi: il 54% pronto a tornare, ma servono condizioni concrete Paola Pilia e Pierpaolo Cicalò
Il tema del rientro degli emigrati sardi torna centrale nel dibattito sullo spopolamento e sul calo demografico dell’isola, evidenziando nuove prospettive strategiche per il futuro. Secondo Pierpaolo Cicalò, presidente della Faes “la ricerca è differente rispetto a tutte le altre perché abbiamo cercato di intercettare direttamente i sentimenti delle persone fuori”, offrendo un’analisi più umana e concreta. Lo studio, promosso da istituzioni e associazioni, punta a comprendere bisogni reali e aspirazioni degli emigrati, superando la semplice lettura statistica e proponendo scenari utili per favorire un possibile rientro sostenibile.

I dati emersi indicano che oltre la metà degli intervistati valuterebbe un ritorno in Sardegna, soprattutto nella fascia tra i quaranta e i quarantacinque anni, quindi ancora in età lavorativa attiva.
Cicalò sottolinea che “il 54% ha dichiarato che sarebbe disposto a rientrare, ma ovviamente con richieste precise che riteniamo corrette e legittime”. Tra le principali condizioni emergono la necessità di una dignità lavorativa ed economica adeguata e la presenza di opportunità professionali stabili, elementi fondamentali per invertire il flusso migratorio.
Un altro elemento chiave riguarda i servizi essenziali, in particolare l’istruzione per i figli, considerata determinante nella scelta di rientrare stabilmente nell’isola da parte degli emigrati. Come evidenzia Cicalò, “chiedono parità di dignità lavorativa ed economica e presupposti adeguati per un percorso di studi moderno e competitivo per i loro figli”. La ricerca, basata anche sui dati AIRE, evidenzia numeri in crescita e una diaspora ancora più ampia, suggerendo la necessità di politiche strutturate e continuative per intercettare questo potenziale umano.
Intervista a cura di Paola Pilia
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