play_arrow
Rinnovabili, tra competenze Sarde e made in China Fabio Leoni
Nella primavera scorsa, l’allarme lanciato dall’Unione Sarda ha suscitato grande attenzione: il 27 aprile, il giornale riportava un titolo che parlava chiaro, “Blitz cinese in Sardegna: comprati mille ettari di terreni per il più grande parco fotovoltaico d’Europa”. Il progetto, gestito dalla Chint, la più grande società fotovoltaica cinese, prevede l’installazione di un impianto solare su larga scala in Sardegna, acquistato dalla spagnola Enersid. La notizia, che era stata comunicata alle Borse il giorno precedente, ha sollevato preoccupazioni e domande su come questo massiccio intervento potesse impattare il territorio sardo, in particolare i terreni agricoli che rischiavano di essere destinati a usi industriali. Il segretario Regionale della CNA Sardegna, Francesco Porcu, è intervenuto ai microfoni di Radiolina e a tal proposito asserisce: ” Il tema sollevato è proprio il punto focale della questione, noi da tempo abbiamo lanciato l’allarme e vedo che questa preoccupazione è montata nella pubblica opinione, perché siamo difronte ad un assalto indiscriminato che ha un timbro davvero speculativo, che minaccia paesaggio ambiente e non solo”.

L’intervento del ministro dell’agricoltura Lollobrigida, con la legge volta a limitare l’installazione di pannelli fotovoltaici sui terreni agricoli, ha cercato di frenare progetti che potrebbero compromettere l’agricoltura locale. Tuttavia, rimangono molte domande aperte, come dimostrato dal ricorso del comune di Uta contro un impianto da quasi 100 megawatt. Questo scenario apre il dibattito su quale possa essere il ruolo del “fotovoltaico buono”, quello che rispetta il territorio senza sacrificare l’agricoltura. Le imprese sarde potranno beneficiare da questi progetti o saranno coinvolte solo in attività di manutenzione di impianti cinesi già esistenti? La sfida sarà trovare un equilibrio tra sviluppo energetico sostenibile e la salvaguardia del territorio.

Secondo un dossier della CNA Sardegna, l’isola potrebbe affrontare un surplus energetico pari a 11,8 volte i consumi locali. Questo allarme è supportato dai dati Terna che, all’inizio del 2023, mostrano una capacità installata di impianti eolici e fotovoltaici pari a 2,24 GW. Questo rende la Sardegna la settima regione italiana per capacità installata. Francesco Porcu inoltre aggiunge: “Noi siamo terribilmente in ritardo su questo fronte”. Tuttavia, le richieste di connessione a Terna negli ultimi due anni indicano che la Sardegna potrebbe presto salire al terzo posto. Il rischio, sottolineato dalla CNA, è una speculazione sulle rinnovabili che potrebbe non portare reali benefici al territorio.
Intervista a cura di Nicola Scano
La Strambata del 23-10-2024
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina