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Roberto Saviano protagonista al Teatro Massimo di Cagliari Mariangela Lampis, Roberto Saviano
Roberto Saviano è tornato a Cagliari con lo spettacolo “L’amore mio non muore mai”, dedicato alla vicenda di Rossella Casini, raccontata ieri e oggi al Teatro Massimo. Lo scrittore spiega che «Sono felice di essere a Cagliari per poter raccontare questa storia incredibile, dove l’amore di una ragazza sfida il potere criminale».

Saviano descrive Rossella come una giovane che trova nell’amore la forza per reagire alla manipolazione e al controllo. Lo scrittore sottolinea che «Quando si ama, e per questo l’amore non muore, si ottiene un’energia nuova e un coraggio al limite dell’incoscienza». Il racconto torna così a dare voce a una vicenda rimasta troppo a lungo dimenticata.
La storia di Rossella riemerge grazie a un lavoro paziente e accurato, costruito attraverso archivi minimi e testimonianze rare. Saviano ricorda che «Grazie a Libera e a pochissime persone la sua memoria è sopravvissuta a un oblio vero, con una sola foto rimasta nel suo libretto universitario». Da qui nasce il romanzo “L’amore mio non muore”, in cui vita privata e vicenda criminale si intrecciano in modo straordinario.
Nel romanzo e nello spettacolo, Rossella appare come un personaggio unico, sospeso tra innocenza e determinazione. Saviano afferma che «Ci sono scene che sembrano sceneggiature e io non avrei mai potuto inventare un cambio di scenari così continuo». Il suo ritratto unisce tratti da giovane idealista a un coraggio quasi epico, ricordando figure simboliche come Giovanna d’Arco.
Saviano affronta anche il tema della criminalità in Sardegna, spesso percepita come marginale o inesistente. Lo scrittore osserva che «La Sardegna vive una sindrome italiana, quella di credere che mare e tradizioni possano coprire crimini e corruzione». Descrive un territorio esposto a narcotraffico, riciclaggio e assalti ai portavalori, con gruppi locali che collaborano con camorra, ’ndrangheta e reti internazionali.
Saviano invita il pubblico sardo a non respingere chi denuncia, ma a trasformare la consapevolezza in crescita collettiva. Conclude ricordando che «Illuminare le ferite aiuta il territorio a migliorare, e non dovrebbe indispettire chi ama davvero questa terra». Il suo spettacolo diventa così un’occasione per riflettere sul presente, oltre che per restituire dignità alla memoria di Rossella.
Intervista a cura di Mariangela Lampis
La Strambata del 27-11-2025
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