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Sanremo 2026, i favoriti e i possibili ultimi secondo ChatGPT? Enzo Asuni, Giulio Zasso e Michele Ruffi
Mancano pochissimo al Festival di Sanremo 2026 e il toto-vincitore è ufficialmente entrato nel vivo. Tra grandi ritorni, coppie inedite, nomi pop, urban e cantautorato, l’edizione di quest’anno è una delle più trasversali degli ultimi tempi. Abbiamo analizzato il cast dei Big e le dinamiche tipiche del Festival — televoto, giurie, appeal generazionale e storytelling — per azzardare una previsione: chi potrebbe alzare il trofeo secondo ChatGPT?

Il cast è fortissimo: Patty Pravo e Raf portano il peso della storia, Arisa ed Ermal Meta la solidità festivaliera, Malika Ayane e Levante l’eleganza pop, mentre il blocco urban con Fedez & Marco Masini, Nayt, Luchè, Tredici Pietro e Dargen D’Amico intercetta il pubblico giovane. In mezzo, una generazione cantautorale credibile: Fulminacci, Tommaso Paradiso, Chiello, Michele Bravi, Nigiotti.
Non c’è però un vincitore “annunciato”. Questo rende decisivi tre fattori tipici di Sanremo:
una canzone emotiva ma accessibile
un artista con narrativa forte
capacità di unire televoto e sala stampa
Secondo il modello, i nomi più pericolosi in ottica vittoria sono:
Arisa: esperienza sanremese + voce che convince le giurie
Ermal Meta: scrittura forte e consenso trasversale
Fedez & Marco Masini: combo generazionale esplosiva
Levante: pubblico fedele e identità artistica chiara
Fulminacci: outsider intelligente, amatissimo dalla critica
Ma il Festival spesso premia chi riesce a raccontare un momento storico, non solo una bella canzone.
Se dovessimo scommettere oggi, Ermal Meta è il nome più probabile vincitore secondo ChatGPT.
Il motivo? È uno degli artisti che meglio incrocia i tre assi fondamentali del Festival:
credibilità autorale
forte riconoscibilità vocale
fiducia storica di giurie e pubblico
Meta ha già dimostrato di saper costruire canzoni che crescono ascolto dopo ascolto — esattamente il tipo di brano che domina la settimana sanremese. In un cast molto competitivo, potrebbe emergere come punto d’equilibrio tra qualità e consenso popolare.
Se invece il Festival dovesse sorprendere, il nome jolly è Fulminacci. Ha il profilo perfetto per una vittoria “alla Mahmood”: cantautorato giovane, ironia emotiva, appeal critico. Se la canzone fosse quella giusta, potrebbe ribaltare ogni pronostico.
Sanremo ha una regola non scritta: arrivare ultimi non significa aver portato una brutta canzone, ma spesso semplicemente non intercettare il meccanismo del Festival. Alcuni artisti più distanti dal gusto medio sanremese potrebbero soffrire la competizione.
Secondo ChatGPT, i profili più a rischio sono quelli fortemente di nicchia o legati a un linguaggio urban molto puro. Nomi come Samurai Jay, Sayf o Tredici Pietro potrebbero pagare la distanza dal pubblico generalista dell’Ariston, che storicamente premia melodie immediate e storytelling emotivo più che attitudine rap.
Ma attenzione: il fondo classifica a Sanremo è spesso il posto dove nascono i cult. Molti brani arrivati ultimi sono poi diventati hit o simboli generazionali. In altre parole: perdere a Sanremo non significa perdere davvero.
A cura di Enzo Asuni nella rubrica Social Trends.