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Sardegna, allarme denatalità tra servizi carenti e politiche familiari insufficienti Fabio Leoni
In Sardegna la crisi demografica si conferma sempre più evidente, con un calo costante delle nascite e un progressivo invecchiamento della popolazione. Il quadro regionale, secondo gli esperti, rappresenta un caso emblematico a livello europeo. Come spiega la professoressa Luisa Salaris, la situazione è ormai strutturale. «La media dei figli per donna è scesa sotto l’uno, attestandosi allo 0,8», afferma Salaris, sottolineando come questo dato descriva una società in forte contrazione demografica. Il fenomeno richiede analisi approfondite immediate.

In Sardegna la denatalità non dipende dalla rinuncia alla genitorialità, ma da una progressiva riduzione delle nascite successive al primo figlio, legata a fattori economici e sociali. Il rinvio della maternità e della paternità riduce il tempo utile per avere figli, incidendo sulla fertilità complessiva della popolazione. Secondo Luisa Salaris, «i sardi vogliono essere genitori e provano a farlo; quello che mancano sono magari i genitori che decidono di avere il secondo o il terzo figlio». Il quadro evidenzia una trasformazione profonda della struttura familiare sarda, con effetti demografici di lungo periodo.
Il confronto europeo evidenzia differenze significative tra la Sardegna e territori con politiche familiari più strutturate. Paesi come Francia e realtà insulari come la Corsica mostrano dinamiche demografiche più stabili grazie a interventi continuativi sul welfare. «In Francia, ad esempio, il governo attua politiche di sostegno molto attive e la Corsica non sperimenta livelli così bassi». Le politiche di lungo periodo risultano decisive per sostenere la natalità e rafforzare la fiducia delle famiglie. Tuttavia, l’assenza di continuità politica riduce l’efficacia degli interventi nel lungo periodo.

Le politiche efficaci si concentrano soprattutto sull’accesso ai servizi essenziali per le famiglie e le madri lavoratrici. Tra le misure prioritarie vi sono asili nido, servizi di supporto e sostegni economici continuativi e non frammentati. Secondo Luisa Salaris, «le famiglie possono programmare serenamente la loro strategia familiare, sapendo di poter contare su supporti che non cambiano o che possono solo migliorare, piuttosto che doversi attivare continuamente per cercare bonus». Esempi come i modelli scandinavi mostrano come la continuità degli aiuti possa sostenere la natalità.
La Sardegna affronta sfide demografiche legate anche ai flussi migratori e alla bassa presenza di popolazione straniera residente. Alcune aree come Olbia mostrano una maggiore attrattività economica in grado di compensare parte del declino demografico. «Le strutture si possono creare, ma spesso si sono costruite delle ‘cattedrali nel deserto’». Il futuro delle politiche familiari dipende dalla capacità di investire sulle persone e sul lavoro femminile. «Ancora oggi il carico di cura grava culturalmente sulle donne». Servizi e welfare integrato restano elementi cruciali per invertire la tendenza allo spopolamento.
Intervista a cura di Simona De Francisci
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