La scuola sarda affronta una forte riduzione degli iscritti legata al calo demografico, mentre cresce il dibattito nazionale sulla presenza degli studenti stranieri. In Sardegna, in un solo anno, il sistema scolastico ha perso circa 5.600 alunni, arrivando a registrare 35mila studenti in meno nell’arco di dieci anni. Un fenomeno che riporta al centro dell’attenzione il futuro degli istituti e dei servizi educativi. Il cardinale Matteo Zuppi ha sottolineato l’importanza di una scuola inclusiva, definendola uno strumento di giustizia e di pace. Andrea Deidda, giornalista della redazione di UnioneSarda.it, è intervenuto in studio per analizzare la notizia.

I numeri relativi agli studenti stranieri in Sardegna restano contenuti, ma il confronto sul tema dell’inclusione scolastica si è intensificato dopo le proposte del Governo relative a un limite massimo per gli alunni stranieri nelle classi e alle regole sull’abbigliamento religioso a scuola. Il cardinale Zuppi ha ribadito che le opportunità di apprendimento non dovrebbero essere condizionate dal luogo di nascita, dalla situazione economica o dal contesto sociale. Il tema coinvolge così sia l’organizzazione scolastica sia il principio di pari opportunità nell’istruzione.
L’assessora regionale alla Pubblica istruzione Ilaria Portas ha criticato l’ipotesi del limite del 30% di alunni stranieri per classe, definendolo una scelta di carattere ideologico. Secondo Portas, le difficoltà della scuola inclusiva non derivano dall’eterogeneità delle classi, ma dalle carenze strutturali del sistema. «Servono risorse strutturali, formazione per i docenti, educatori specializzati e mediatori linguistici e culturali», ha dichiarato l’assessora. Il confronto si concentra quindi sulle misure necessarie per garantire inclusione e qualità dell’insegnamento, in un sistema scolastico sardo che deve fare i conti soprattutto con la progressiva diminuzione degli iscritti.
Intervista a cura di Alessandra Ragas
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