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Speculazione energetica in Sardegna: l’allarme dei comitati locali Egidiangela Sechi, Mario Rubanu
La Sardegna è al centro di un acceso dibattito sulla speculazione energetica legata alla corsa agli impianti eolici e fotovoltaici. Tutto ha avuto origine con la semplificazione delle procedure autorizzative promossa dai governi Draghi e Meloni, che ha generato un’ondata di richieste per nuovi impianti energetici. Secondo Mario Rubanu, rappresentante del Comitato di Orgosolo, i progetti proposti sono dieci volte superiori rispetto al limite dei 6 GW previsti, una cifra che supera ampiamente il fabbisogno energetico dell’Isola.

Rubanu spiega come l’enorme mole di richieste stia creando gravi difficoltà ai piccoli comuni, spesso privi di personale tecnico adeguato. Ogni progetto richiede un’analisi approfondita e risposte formali in tempi ristretti: “Per un comune come Orgosolo, con meno di 4.000 abitanti, significa bloccare completamente l’ufficio tecnico per settimane”. Alcuni municipi, aggiunge, si trovano a gestire fino a sette richieste contemporaneamente, paralizzando di fatto la normale attività amministrativa.
Il comitato non è contrario alla transizione energetica, ma critica un modello basato su logiche speculative e prive di pianificazione territoriale. “Non si può decidere da un ufficio a mille chilometri di distanza dove installare pale eoliche o pannelli solari senza conoscere il territorio”, afferma Rubanu. L’espansione indiscriminata degli impianti rischia di deturpare paesaggi unici, danneggiare l’agricoltura locale e compromettere l’attrattiva turistica dell’Isola: “La nostra natura è un patrimonio che non tornerà più indietro se distrutto”, sottolinea.
Rubanu evidenzia anche l’assenza di piani di dismissione per le pale eoliche, che hanno una durata limitata, poiché non esistono aziende specializzate nel loro smantellamento, e tra dieci anni potrebbero esserci molti impianti inutili. La soluzione, secondo i comitati, è puntare sull’energia rinnovabile ma in modo sostenibile, utilizzando tetti e capannoni già esistenti, senza sacrificare il paesaggio e l’identità della Sardegna.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
La Strambata del 21-10-2025
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