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SPI Cgil Sardegna: pensionati in rivolta per la sanità pubblica Egidiangela Sechi e Giampaolo Migheli
La mobilitazione organizzata dallo SPI Cgil Sardegna ha riunito migliaia di persone in piazza del Carmine per denunciare pensioni insufficienti e una sanità regionale in grave difficoltà. Durante il sit-in, il segretario Giampaolo Migheli ha affermato: “La nostra protesta nasce da una manovra finanziaria che non tutela i più fragili e non rivaluta davvero il potere d’acquisto delle pensioni”. L’iniziativa anticipa lo sciopero generale nazionale previsto per il 12 dicembre.

La Sardegna registra pensioni più basse della media nazionale, con un importo medio che supera di poco i 900 euro al mese, contro i circa 1.100 euro nazionali. Nel suo intervento, Migheli ha spiegato: “Senza una rivalutazione adeguata, il diritto a una pensione dignitosa resta lontano e i pensionati non riescono più a sostenere le spese quotidiane”. Per il sindacato, è urgente correggere una disparità che colpisce soprattutto le fasce più deboli della popolazione.
Lo SPI Cgil ha presentato tre richieste centrali: rivalutare le pensioni, garantire assegni dignitosi e investire risorse nella sanità pubblica, invece che nel riarmo. Migheli ha sottolineato: “Il sistema sanitario si è indebolito e oggi il diritto alla salute è gravemente compromesso, soprattutto per chi ha redditi bassi”. Il sindacato ritiene indispensabile intervenire rapidamente per evitare un divario sociale sempre più ampio.
Il problema più grave riguarda la crescita della rinuncia alle cure, con un 17,2% di cittadini sardi impossibilitati ad accedere ai servizi sanitari. Una percentuale che rappresenta il valore più alto registrato in Italia. Migheli ha denunciato: “Nessun’altra regione presenta numeri così preoccupanti e molte persone devono scegliere se curarsi oppure sostenere altre spese essenziali”. Per lo SPI Cgil si tratta di un’emergenza sociale che richiede risposte immediate.
Intervento a cura di Egidiangela Sechi
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