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Sport paralimpico in Sardegna, il progetto Saspo per i bambini Carlo Alberto Melis, Sandrino Porru
Il mondo dello sport paralimpico italiano continua a crescere, spinto da storie, progetti e dirigenti che hanno vissuto ogni fase di questo percorso. Tra questi c’è Sandrino Porru, oggi dirigente della SASPO Cagliari, ma in passato atleta e protagonista di un’epoca pionieristica. La sua esperienza nasce da lontano, quando lo sport era prima di tutto uno strumento per mantenere e sviluppare le abilità fisiche dopo il percorso riabilitativo. L’incontro con Carmelo Addaris, reduce dalle Paralimpiadi di Toronto 1976, ha acceso l’idea di creare qualcosa anche in Sardegna. Così, nel 1981, nasce la SASPO, una delle realtà più storiche del panorama paralimpico italiano. Da allora, il movimento è cresciuto fino a diventare un punto di riferimento nazionale, anche grazie al lavoro del Comitato Italiano Paralimpico, oggi impegnato a garantire opportunità sportive a tutti i livelli.

Uno dei temi centrali oggi è l’avviamento allo sport fin dall’infanzia. Il progetto della SASPO rappresenta una vera innovazione: una scuola paralimpica pensata per bambini, con un approccio che parte dal gioco e dalla socialità, prima ancora della competizione.
L’iniziativa, sostenuta anche da Intesa Sanpaolo, prevede 15 mesi di attività ludico-motoria inclusiva, dove bambini con e senza disabilità condividono esperienze, sviluppano relazioni e scoprono le proprie capacità.
L’obiettivo è chiaro: creare un ambiente protetto, inclusivo e stimolante, dove ogni bambino possa sentirsi parte di un gruppo, senza divisioni rigide o categorie. Questo approccio aiuta a superare una delle criticità principali dello sport paralimpico: l’ingresso tardivo degli atleti, spesso già in età adulta.
Un elemento fondamentale del progetto è il coinvolgimento delle famiglie. Infatti, il percorso è parallelo: crescono i bambini, ma cresce anche la consapevolezza dei genitori, che imparano a valorizzare le abilità dei figli e a favorire nuove esperienze.

La collaborazione con il mondo scolastico è un altro pilastro. La SASPO promuove incontri negli istituti e coinvolge studenti anche attraverso percorsi di alternanza scuola-lavoro, creando così una nuova generazione più sensibile al tema dell’inclusione. Questo modello educativo punta a trasmettere un messaggio chiave: la diversità non è un limite, ma una forma naturale della realtà.
Allo stesso tempo, il progetto guarda anche al futuro dello sport agonistico. Creare un vivaio significa costruire una base solida per il movimento paralimpico, permettendo ai giovani di scegliere lo sport più adatto alle proprie capacità e migliorare qualità della vita e autonomia. I risultati internazionali lo dimostrano: eventi come le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 rappresentano una vetrina importante per l’Italia, sempre più protagonista nel panorama mondiale.
Il progetto SASPO va oltre lo sport. È un modello sociale che mette al centro relazioni, crescita personale e partecipazione attiva. In un contesto in cui spesso i bambini con disabilità abbandonano precocemente l’attività sportiva, iniziative come questa rappresentano una svolta concreta.
Come sottolinea Sandrino Porru, lo sport deve essere prima di tutto benessere, non solo competizione: si parte dal gioco, si costruisce l’inclusione e, solo dopo, eventualmente, si arriva al risultato sportivo. In questo percorso, la vera vittoria è una sola: dare a ogni bambino la possibilità di esprimere sé stesso, senza barriere.
Intervista a cura di Carlo Alberto Melis
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