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Spreco alimentare in Sardegna: consumi più consapevoli, ma livelli ancora alti

today6 Febbraio 2026 10

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Spreco alimentare: la Sardegna più virtuosa ma ancora sopra la media nazionale

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    Spreco alimentare in Sardegna: consumi più consapevoli, ma livelli ancora alti Andrea Sechi, Luca Falascioni

La lotta agli sprechi alimentari è oggi uno dei temi più sentiti a livello sociale, ambientale ed economico. In occasione della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare, i dati del nuovo rapporto semestrale dell’Osservatorio Waste Watcher offrono segnali incoraggianti. A illustrarli è Luca Falasconi, docente di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari all’Università di Bologna, tra i principali esperti italiani sul tema.

Spreco alimentare (Immagine simbolo)

Meno sprechi alimentari e più consapevolezza

Secondo l’ultimo monitoraggio, lo spreco alimentare percepito dai consumatori è diminuito di circa il 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un dato importante, ma per il professor Falasconi il segnale più rilevante è un altro: la crescita della consapevolezza. Il cambiamento culturale nel rapporto con il cibo rappresenta infatti la base per una riduzione più stabile e duratura degli sprechi, andando oltre il semplice dato quantitativo.

Sardegna: miglioramenti in corso, ma resta il gap

Anche la Sardegna mostra segnali positivi, con una riduzione dello spreco rispetto alla rilevazione precedente. Tuttavia, l’Isola spreca ancora circa il 10% in più rispetto alla media nazionale. Un dato che indica un miglioramento, ma anche la necessità di rafforzare ulteriormente comportamenti virtuosi, soprattutto sul fronte dell’organizzazione domestica e della conservazione degli alimenti.

Boomers più virtuosi, giovani più consapevoli

L’indagine ha analizzato quattro generazioni: Gen Z, Millennials, Generazione X e Boomers. I risultati mostrano che gli over 60 sono quelli che sprecano meno, grazie a un’educazione culturale che attribuisce grande valore al cibo. Tuttavia, tendono spesso a sottostimare lo spreco reale. I giovani, invece, pur sprecando di più in termini quantitativi, dimostrano una crescente sensibilità, segnale fondamentale per il futuro.

Ristoranti e doggy bag: cambia il rapporto con il cibo fuori casa

Un indicatore chiave del cambiamento culturale riguarda il consumo fuori casa. Solo l’8% degli intervistati dichiara di provare imbarazzo nel portare a casa il cibo avanzato dal ristorante, un dato in costante calo. La doggy bag non è più un tabù, ma uno strumento concreto di contrasto allo spreco e di educazione al valore del cibo.

Quanto si risparmia riducendo lo spreco alimentare

Dal punto di vista economico, la riduzione degli sprechi porta a un risparmio medio annuo di circa 100 euro a persona. Una cifra non elevatissima, ma significativa se sommata ai benefici ambientali. Gettare cibo significa infatti sprecare anche acqua, energia, suolo e risorse impiegate nella produzione, oltre a generare un impatto negativo legato allo smaltimento dei rifiuti.

Spreco alimentare: obiettivi europei e ruolo dell’Italia

Sul fronte normativo, l’Unione Europea ha recentemente rivisto al ribasso i propri obiettivi, puntando a una riduzione del 30% dello spreco alimentare entro il 2030 rispetto ai livelli del 2015. L’Italia, però, mantiene l’obiettivo più ambizioso del 50%, con ancora tre anni di tempo per raggiungerlo. Un traguardo complesso, ma possibile grazie a politiche, educazione e responsabilità individuale.

Italia e confronto europeo: un piccolo vantaggio

Nel confronto con gli altri Paesi europei, l’Italia si colloca in linea o leggermente avanti, anche grazie alla tradizione alimentare e culinaria che valorizza stagionalità, qualità e rispetto del cibo. Questa cultura favorisce una maggiore attenzione agli alimenti e contribuisce a ridurre gli sprechi, soprattutto rispetto a Paesi più dipendenti dall’importazione continua di prodotti freschi.

Estate e inverno: quando si spreca di più

I dati storici mostrano che lo spreco alimentare aumenta in estate. Il motivo principale è legato al maggiore consumo di frutta e verdura, prodotti freschi e facilmente deperibili, che con il caldo diventano più difficili da conservare correttamente. In inverno, invece, le condizioni climatiche e le abitudini alimentari contribuiscono a una riduzione degli sprechi domestici.

Ridurre lo spreco per un beneficio sociale oltre che ambientale

Ridurre gli sprechi alimentari non è solo una questione economica o ecologica, ma anche sociale. Come sottolinea Luca Falasconi, una maggiore attenzione al cibo può favorire una distribuzione più equa delle risorse, contribuendo – anche indirettamente – a contrastare le disuguaglianze alimentari. Un impegno quotidiano che parte dalle scelte individuali e arriva a generare un impatto collettivo.

Intervista a cura di Andrea Sechi

La Strambata del 06-02-2026

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