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Terra Santa, la missione della diocesi di Cagliari tra fede e speranza Stefano Birocchi e Giuseppe Baturi
Il primo pellegrinaggio in Terra Santa promosso dalla Diocesi e dalla Caritas di Cagliari dopo l’escalation del conflitto si è concluso con il rientro in Sardegna di quaranta fedeli. La missione ha permesso di incontrare le comunità cristiane palestinesi, raccogliendo testimonianze sulle difficoltà quotidiane vissute in un territorio segnato da tensioni e restrizioni agli spostamenti. L’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi, ha spiegato il significato dell’iniziativa: «La grande richiesta non era quella di soldi o di strutture, ma di non essere lasciati soli». Un viaggio di fede, ascolto e solidarietà.

Tra le tappe del pellegrinaggio in Terra Santa c’è stata Taybeh, villaggio della Cisgiordania dove i fedeli cagliaritani hanno incontrato il parroco, impegnato a denunciare intimidazioni e pressioni sulla popolazione. La visita è avvenuta pochi giorni dopo un’aggressione contro una delegazione di diplomatici occidentali attribuita a coloni israeliani. La missione ha offerto ai partecipanti l’opportunità di conoscere da vicino le difficoltà delle comunità locali. Baturi ha sottolineato la loro determinazione: «Questi sacerdoti esprimono la volontà di continuare a vivere qui e di far vivere i loro giovani qui come una missione».
A Gerusalemme, la delegazione ha incontrato il patriarca latino, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che ha descritto una situazione ancora drammatica, soprattutto nella Striscia di Gaza, dove l’emergenza umanitaria persiste nonostante il cessate il fuoco. Il pellegrinaggio ha unito la dimensione spirituale alla volontà di sostenere le comunità cristiane palestinesi, ascoltandone bisogni e testimonianze. Per l’arcivescovo di Cagliari, tornare nei luoghi della vita di Gesù rappresenta un’esperienza sempre nuova: «Qui si impara a capire che l’origine permanente della nostra fede è la persona di Gesù, che qui è nato, qui è morto, qui è risorto».
La missione ha permesso di conoscere anche le iniziative educative e sociali promosse dalle comunità cristiane palestinesi, che lavorano per favorire la convivenza e costruire occasioni di dialogo. Baturi ha ricordato l’esperienza di alcune scuole frequentate da studenti cristiani e musulmani, dove la vita quotidiana favorisce amicizie e progetti condivisi. In un contesto segnato da profonde divisioni, queste realtà rappresentano un impegno concreto per il futuro. L’arcivescovo ha espresso il desiderio di rafforzare il legame con la Chiesa locale: «Io vorrei tanto che anche la Chiesa di Cagliari, con un respiro universale, potesse essere di aiuto a queste comunità nella preghiera, nelle opere e nell’amicizia».
Intervista a cura di Stefano Birocchi
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