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Tore Wild e la montagna solitaria, dalle rocce di Agius alle bufere del Monte Rosa Cristian Asara
I primi passi sulle rocce di Aggius a soli dieci anni, poi le grandi traversate in Sardegna e le sfide invernali sulle vette della Corsica e del Monte Rosa. Salvatore, conosciuto dal popolo del web come Tore Wild, racconta la sua filosofia di vita legata alla montagna, dove la solitudine diventa uno strumento per mettersi alla prova e il freddo estremo richiede una preparazione rigorosa.
La passione per le escursioni e le arrampicate nasce in Gallura, tra le grandi rocce che circondano un borgo di milleduecento abitanti. Per un bambino di dieci anni, il Monte della Croce rappresentava il primo vero banco di prova, un territorio in cui sperimentare l’isolamento e la costruzione dei primi bivacchi. La formazione prosegue successivamente a Sassari, attraverso l’esperienza nel Club Alpino Italiano e le attività nella palestra di arrampicata sportiva di Sennori. Da quel momento, le escursioni si trasformano in un’attività alpinistica complessa, caratterizzata da traversate in totale solitudine durante i mesi estivi.

La ricerca di percorsi isolati ha spinto l’alpinista oltre i confini regionali, fino alle montagne della Corsica. Durante una traversata lungo i sentieri del GR20 (uno dei trekking più duri e spettacolari d’Europa), la scelta di seguire le varianti alpine ha permesso di evitare i flussi turistici, mantenendo intatto il legame con la natura selvaggia. Tra le esperienze più complesse spicca l’ascesa invernale del Monte Cinto lungo il canale centrale, partendo dal versante sudest. Una pendenza massima di 63 gradi e un’improvvisa caduta in una spaccatura del terreno sono state superate grazie alla capacità di mantenere il sangue freddo, un’abilità che si acquisisce solo riproducendo in allenamento le circostanze più pericolose.
Le difficoltà in alta quota si ripresentano anche sulle Alpi, come dimostra la salita a Punta Giordani sul massiccio del Monte Rosa. Nonostante le previsioni favorevoli, una bufera improvvisa ha trasformato l’escursione in una situazione di emergenza a causa del white out. Questo fenomeno meteorologico azzera la visibilità, impedendo di distinguere il terreno circostante e coprendo rapidamente ogni traccia di passaggio. La gestione di simili eventi richiede una preparazione atletica e mentale che non ammette improvvisazioni.
La diffusione dei video sui canali social contribuisce a far conoscere le piccole vette della Sardegna, ma solleva anche una riflessione sul fenomeno del turismo di massa in alta quota. L’assenza di un allenamento adeguato rappresenta un rischio sia per i singoli escursionisti sia per le guide professioniste. Una scelta consapevole delle proprie capacità è il requisito fondamentale per frequentare i sentieri naturalistici, evitando di compromettere la sicurezza dei gruppi e dei soccorritori.
Intervista a cura di Cristian Asara
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