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Tumore del collo dell’utero: vaccino HPV e screening sono decisivi Giuseppe Valdes
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha fissato un obiettivo ambizioso: arrivare all’eliminazione del tumore del collo dell’utero. Un traguardo che punta a ridurre i casi fino a livelli prossimi allo zero grazie a prevenzione, vaccinazione e screening. Ma quanto è vicina l’Italia a questo risultato? A fare il punto è Giancarlo Icardi, ordinario di Igiene all’Università di Genova, da anni impegnato sui temi della prevenzione sanitaria e delle vaccinazioni.

«L’obiettivo dell’OMS è certamente molto ambizioso, in Italia il tumore del collo dell’utero colpisce ogni anno tra 2.500 e 3.000 donne. Oggi disponiamo però di strumenti importanti per contrastarlo», ha spiegato Icardi ai microfoni di Radiolina
Secondo il professore, le armi principali sono due: prevenzione primaria, cioè il vaccino contro il Papilloma Virus (HPV), e prevenzione secondaria, rappresentata da Pap test e HPV DNA test. Nonostante questi strumenti, il Paese è ancora distante dai livelli richiesti per raggiungere il target fissato dall’OMS entro il 2030.
Uno degli ostacoli principali riguarda le coperture vaccinali, ancora inferiori rispetto agli obiettivi raccomandati. Come sottolinea Giancarlo Icardi, la vaccinazione contro l’HPV è universale e riguarda sia i ragazzi sia le ragazze: «La trasmissione del virus avviene tra uomini e donne», ricorda il professore. «Per questo la protezione deve coinvolgere entrambi i sessi».
In Italia, però, i numeri restano sotto le attese. Le coperture vaccinali tra i dodicenni si fermano mediamente tra il 55% e il 58%. Nessuna regione raggiunge il livello minimo del 95% indicato come obiettivo sanitario.
Per gli operatori della prevenzione la sfida è soprattutto comunicativa: «Per anni il messaggio è stato legato a una malattia sessualmente trasmissibile, oggi bisogna chiarire un concetto fondamentale: stiamo parlando di una vaccinazione contro il cancro», ha spiegato Icardi.
Il professore ricorda anche la gravità della malattia: a cinque anni dalla diagnosi, una donna su tre non sopravvive. Per questo il ruolo di medici, pediatri, igienisti e operatori sanitari resta centrale nel sensibilizzare le famiglie sull’importanza della prevenzione.
Secondo Giancarlo Icardi, il percorso verso l’eliminazione del tumore del collo dell’utero passa da una strategia integrata tra vaccinazione e screening. Il riferimento è il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, che prevede un approccio coordinato tra prevenzione primaria e secondaria.
«La vaccinazione non sostituisce lo screening», chiarisce Icardi. «Pap test e HPV DNA test rimangono strumenti indispensabili». Il piano punta in particolare sulla vaccinazione gratuita per ragazzi e ragazze dodicenni, ma consente di recuperare la protezione anche nelle fasce di età successive.
«La gratuità deve essere mantenuta almeno fino ai 26 anni», sottolinea il professore. «Chi non si è vaccinato prima può ancora farlo più avanti». L’obiettivo finale resta quello indicato dall’OMS: ridurre drasticamente la diffusione del Papilloma Virus e arrivare all’eliminazione del tumore del collo dell’utero entro il 2030.
Intervista a cura di Simona De Francisci
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