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Interviste

Tumore del collo dell’utero: vaccino HPV e screening sono decisivi

micSimona De Francisci, Giancarlo Icarditoday1 Giugno 2026 12

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Vaccino HPV, coperture ancora basse in Italia

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    Tumore del collo dell’utero: vaccino HPV e screening sono decisivi Giuseppe Valdes

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha fissato un obiettivo ambizioso: arrivare all’eliminazione del tumore del collo dell’utero. Un traguardo che punta a ridurre i casi fino a livelli prossimi allo zero grazie a prevenzione, vaccinazione e screening. Ma quanto è vicina l’Italia a questo risultato? A fare il punto è Giancarlo Icardi, ordinario di Igiene all’Università di Genova, da anni impegnato sui temi della prevenzione sanitaria e delle vaccinazioni.

HPV (Immagine simbolo)

Tumore del collo dell’utero: vaccino HPV e screening al centro della strategia OMS

«L’obiettivo dell’OMS è certamente molto ambizioso, in Italia il tumore del collo dell’utero colpisce ogni anno tra 2.500 e 3.000 donne. Oggi disponiamo però di strumenti importanti per contrastarlo», ha spiegato Icardi ai microfoni di Radiolina

Secondo il professore, le armi principali sono due: prevenzione primaria, cioè il vaccino contro il Papilloma Virus (HPV), e prevenzione secondaria, rappresentata da Pap test e HPV DNA test. Nonostante questi strumenti, il Paese è ancora distante dai livelli richiesti per raggiungere il target fissato dall’OMS entro il 2030.

Vaccino HPV, coperture ancora basse in Italia: “Serve proteggere maschi e femmine”

Uno degli ostacoli principali riguarda le coperture vaccinali, ancora inferiori rispetto agli obiettivi raccomandati. Come sottolinea Giancarlo Icardi, la vaccinazione contro l’HPV è universale e riguarda sia i ragazzi sia le ragazze: «La trasmissione del virus avviene tra uomini e donne», ricorda il professore. «Per questo la protezione deve coinvolgere entrambi i sessi».

In Italia, però, i numeri restano sotto le attese. Le coperture vaccinali tra i dodicenni si fermano mediamente tra il 55% e il 58%. Nessuna regione raggiunge il livello minimo del 95% indicato come obiettivo sanitario.

Vaccino HPV, la sfida è comunicare che si tratta di una prevenzione contro il cancro

Per gli operatori della prevenzione la sfida è soprattutto comunicativa: «Per anni il messaggio è stato legato a una malattia sessualmente trasmissibile, oggi bisogna chiarire un concetto fondamentale: stiamo parlando di una vaccinazione contro il cancro», ha spiegato Icardi.

Il professore ricorda anche la gravità della malattia: a cinque anni dalla diagnosi, una donna su tre non sopravvive. Per questo il ruolo di medici, pediatri, igienisti e operatori sanitari resta centrale nel sensibilizzare le famiglie sull’importanza della prevenzione.

Screening e vaccino HPV: come raggiungere l’obiettivo dell’OMS entro il 2030

Secondo Giancarlo Icardi, il percorso verso l’eliminazione del tumore del collo dell’utero passa da una strategia integrata tra vaccinazione e screening. Il riferimento è il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale, che prevede un approccio coordinato tra prevenzione primaria e secondaria.

«La vaccinazione non sostituisce lo screening», chiarisce Icardi. «Pap test e HPV DNA test rimangono strumenti indispensabili». Il piano punta in particolare sulla vaccinazione gratuita per ragazzi e ragazze dodicenni, ma consente di recuperare la protezione anche nelle fasce di età successive.

«La gratuità deve essere mantenuta almeno fino ai 26 anni», sottolinea il professore. «Chi non si è vaccinato prima può ancora farlo più avanti». L’obiettivo finale resta quello indicato dall’OMS: ridurre drasticamente la diffusione del Papilloma Virus e arrivare all’eliminazione del tumore del collo dell’utero entro il 2030.

 

Intervista a cura di Simona De Francisci

La Strambata del 01-06-2026

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