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Turismo in Sardegna, bene le presenze ma pesano i costi Fabio Leoni
L’estate è ufficialmente iniziata e il turismo in Sardegna mostra segnali positivi, soprattutto per ristorazione e accoglienza, pur mantenendo alcune fragilità strutturali nel comparto. Secondo Emanuele Frongia, presidente di FIPE Confcommercio Sud Sardegna, il quadro richiede una lettura equilibrata tra opportunità e criticità. “Questo bicchiere va analizzato”, spiega Frongia, sottolineando come l’indagine FIPE rappresenti il sentiment degli operatori e fotografi una stagione che appare dinamica, ma ancora condizionata da fattori esterni che limitano una crescita economica pienamente consolidata.

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la composizione dei flussi turistici nell’isola, con un incremento delle presenze internazionali e una lieve flessione di quelle italiane. Questo cambiamento conferma l’attrattività della Sardegna sui mercati esteri, ma non si traduce automaticamente in maggiori incassi per le imprese. Frongia evidenzia infatti che “si nota un aumento dei turisti stranieri a fronte di una leggera flessione di quelli italiani”. Nonostante la percezione di maggiore affluenza, il fatturato resta sostanzialmente stabile, con solo una piccola quota di attività che registra un moderato incremento.
Le criticità principali per il turismo in Sardegna ruotano attorno a tre nodi strutturali che frenano lo sviluppo del settore e incidono sulla competitività delle imprese locali. Il primo riguarda i trasporti, che favoriscono un turismo sempre più last minute; il secondo è il costo energetico, cresciuto sensibilmente; il terzo è la carenza di personale qualificato. Frongia sintetizza con chiarezza: “Il costo dell’energia è aumentato del 30%, incidendo drasticamente sulla produzione”. E conclude con una frase emblematica: “Se avessi la bacchetta magica, i miei primi tre desideri riguarderebbero proprio questi punti”.
Intervista a cura di Veronica Fadda
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