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Valigia smarrita? La cassazione salva il viaggiatore Cristian Asara
Ora, la Corte di Cassazione ha messo la parola fine a questa assurdità. Con una sentenza (l’Ordinanza n. 28672 del 2025), la Suprema Corte ha stabilito un principio di puro buon senso: è “irragionevole” pretendere la prova millimetrica del contenuto. La Cassazione riconosce implicitamente che in valigia ci sono, beh, cose da valigia: vestiti, biancheria, e poco altro.

Basta dimostrare che la compagnia aerea ha smarrito la valigia (l’an) e il giudice potrà calcolare il danno in via equitativa. Non avrai più bisogno di produrre una prova “oggettiva” per ogni singolo calzino. Il risarcimento, basato sulla Convenzione di Montreal, può arrivare fino a circa 1.350 euro (l’equivalente di 1.288 Diritti Speciali di Prelievo).
Questa svolta legale è più che benvenuta, considerando l’entità del problema. I numeri parlano chiaro: secondo l’ultimo rapporto SITA (Società Internazionale Telecomunicazioni Aeronautiche), solo nel 2024, in Europa, sono stati registrati circa 15 milioni di bagagli “disguidati”. Ciò equivale a una media impressionante di circa 28 valigie perse o rubate al minuto.
In un settore che, nonostante i progressi tecnologici, fatica a tenere il passo con l’aumento dei passeggeri – soprattutto nelle fasi cruciali come i transiti – questa decisione della Cassazione è un potente richiamo alla responsabilità per le compagnie aeree. Le costringe, di fatto, a liquidare i danni con maggiore rapidità e onestà, mettendo il viaggiatore al centro.
Radio Smerala, puntata del 06 novembre 2025
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