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Zuncheddu, errore giudiziario, Trogu: «Una legge di significato civile» Matteo Vercelli e Mauro Trogu
La vicenda di Beniamino Zuncheddu, assolto dopo aver trascorso 33 anni in carcere, torna al centro dell’attenzione con il film Zustissia. L’avvocato Mauro Trogu, protagonista della battaglia per la revisione del processo, ripercorre una storia che solleva interrogativi profondi sulla giustizia italiana. Condannato all’ergastolo per un triplice omicidio e un tentato omicidio avvenuti sui monti di Sinnai, Zuncheddu ha sempre proclamato la propria innocenza. Come ricorda Trogu, «lui si era sempre professato innocente nel corso del suo processo», fino all’assoluzione pronunciata nel gennaio 2024.

La condanna di Zuncheddu si fondava principalmente su due testimonianze, segnate da successive ritrattazioni e contraddizioni. Tra gli elementi decisivi esaminati dalla difesa figurava il riconoscimento dell’imputato da parte dell’unico superstite della strage. Secondo Trogu, inizialmente l’uomo aveva dichiarato di non poter vedere il volto dell’aggressore, coperto da un collant, modificando successivamente la propria versione. L’avvocato ha spiegato che proprio le incongruenze emerse dalle carte giudiziarie lo spinsero ad approfondire il caso: «Le sentenze di condanna di Beniamino Zuncheddu effettivamente mi fecero rabbrividire».
La storia giudiziaria di Zuncheddu è diventata prima un libro e successivamente un film, trasformando un’esperienza personale in una riflessione collettiva sugli errori giudiziari. Trogu ha raccontato di aver iniziato a scrivere per conservare la memoria di quanto vissuto durante il procedimento di revisione, quando temeva un esito negativo. Dopo la conclusione favorevole del processo, quel materiale è stato trasformato in un volume pubblicato con il supporto di De Agostini. La sceneggiatura cinematografica è stata sviluppata da Lisa Nur Sultan e Nicolò Gentili: «Ho iniziato a scrivere tutto quello che avevo vissuto in quegli anni per lasciarne traccia».
Il film Zustissia porta sullo schermo una storia profondamente legata alla Sardegna, con la regia di Francesco Piras e le interpretazioni di Michele Riondino nel ruolo dell’avvocato Trogu e Fabrizio Ferracane in quello di Zuncheddu. Nel cast figurano anche interpreti sardi come Jacopo Cullin e Geppi Cucciari. Le riprese nei luoghi in cui si sono verificati realmente i fatti restituiscono alla vicenda una dimensione particolarmente intensa. Trogu, pur non avendo partecipato direttamente alla realizzazione, ha espresso soddisfazione per il risultato e per l’accoglienza del pubblico: «Le presenze in sala vanno oltre ogni più rosea aspettativa».

L’assoluzione di Beniamino Zuncheddu non ha concluso completamente la sua battaglia giudiziaria. È infatti iniziato il procedimento per ottenere la riparazione dell’errore giudiziario, mentre resta in attesa di calendarizzazione la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal Partito Radicale. L’iniziativa, sostenuta da oltre 50.000 firme, punta a riportare l’attenzione sulle garanzie della giustizia e sulle conseguenze delle condanne ingiuste. Trogu ha rivolto un appello ai parlamentari sardi affinché sostengano l’iter legislativo: «È una legge di significato civile che non guarda né a destra né a sinistra e fa onore a uno Stato civile».
Intervista a cura di Matteo Vercelli
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