Nel salotto culturale di Unione Cult, condotto da Francesca Figus e Francesco Abate su Radiolina, l’ospite del pomeriggio è stato Valentino Mannias, protagonista de Il Mostro, la serie Netflix più vista al mondo. L’attore cagliaritano, con la sua sensibilità e profondità interpretativa, ha raccontato l’esperienza sul set del nuovo lavoro di Stefano Sollima, incentrato sulla cosiddetta “pista sarda” del caso del Mostro di Firenze. Mannias interpreta Salvatore Vinci, figura chiave della vicenda, restituendone l’umanità e la fragilità, più che la sola colpevolezza.

Parlando ai microfoni di Unione Cult, Mannias ha spiegato l’approccio psicologico al suo personaggio: “È stato importante non pensare di dover interpretare un mostro. La violenza è qualcosa che abbiamo dentro, e come attore devo indagarla su me stesso per mostrarla agli altri.” L’attore ha studiato a fondo la storia vera, tra atti giudiziari e testimonianze, per restituire un’interpretazione complessa, lontana dai cliché del male assoluto. “Il male ha una banalità che lo rende ancora più inquietante”, ha aggiunto, ricordando quanto sia fondamentale cercare l’umano anche nell’oscurità.
La serie di Sollima si distingue anche per il suo cast sardo, un omaggio autentico alle origini dei protagonisti. Mannias cita con orgoglio Francesca Olia, Marco Bombis, Giacomo Fadda, Antonio Tintis, Luciano Curreli, Marta Proietti e Giuseppe Boi, sottolineando la bravura e la naturalezza di tutti. Uno degli aspetti più curati, racconta l’attore, è stato l’uso della lingua sarda, che per la prima volta in un prodotto internazionale assume una vera dignità espressiva. “Ho tradotto le scene in sardo e coordinato gli attori per dare credibilità linguistica. È raro vedere qualcosa recitato in sardo da chi pensa in sardo.” Per Mannias, questa scelta rappresenta un riscatto culturale e artistico, un modo per superare gli stereotipi e restituire autenticità alla narrazione.

Durante l’intervista, Valentino Mannias offre una riflessione profonda sul significato del “mostro”: “Il mostro non ha un nome e un cognome, si chiama patriarcato. È quella mentalità che si nasconde in ogni ceto sociale e che ci impedisce di riconoscere la nostra parte oscura.” L’attore invita a spostare lo sguardo dal colpevole individuale al contesto sociale che alimenta la violenza e la paura. Un messaggio che trasforma Il Mostro da serie crime in un potente racconto sulla natura umana e collettiva.
Nonostante il successo planetario su Netflix, Mannias non abbandona il teatro. È in tournée con “Hamlet in Purple”, spettacolo inserito nel cartellone Cedac, che toccherà diverse città sarde tra cui Pirri, Alghero, Sanluri, Monastir e Arzachena. “Purple è una provocazione. Il viola porta sfortuna a teatro, ma è anche un modo per dire che chi muore può tornare vivo.” Sui progetti futuri, l’attore resta riservato ma lascia intendere nuovi orizzonti: “È un momento in cui posso scegliere. Vorrei unire il cinema e il teatro, e forse presto racconterò qualcosa da regista.”
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