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Eurallumina, quinto giorno sul silo: continua la protesta degli operai Egidiangela Sechi e Massimo Crivelli
La vertenza Eurallumina entra nel quinto giorno di protesta con gli operai ancora sul silo, sotto un freddo intenso che segnala l’arrivo dell’inverno. I lavoratori contestano l’assenza di impegni chiari dopo l’incontro di Roma e chiedono certezze sul rilancio dello stabilimento. Massimo Crivelli, vicedirettore de L’Unione Sarda, sottolinea che “Gli operai vogliono un’assunzione di responsabilità netta, perché il futuro della fabbrica non può restare sospeso”.

La vicenda si inserisce in un lungo percorso segnato da difficoltà che hanno caratterizzato decenni di industrializzazione in Sardegna. La crisi di Ottana, Porto Torres e Macomer si riflette ora anche su Portovesme. Crivelli spiega che “Il polo dell’alluminio non ha mai vissuto una fase realmente stabile e ogni passaggio di proprietà ha aumentato le incertezze”.
La situazione attuale è aggravata dal fatto che l’azienda è controllata da un gruppo russo, con ripercussioni legate alle sanzioni internazionali. Secondo Crivelli, “I sindacati chiedono al governo di assumersi la responsabilità delle sanzioni, perché in altri Paesi europei non sono state applicate così rigidamente”. Gli operai sollecitano quindi un intervento diretto dello Stato.
Il Sulcis vive una crisi strutturale che dura da decenni, con i lavoratori Eurallumina in cassa integrazione da molti anni, oltre ai problemi energetici e alla vicenda giudiziaria dei fanghi rossi poi dissequestrati. L’ospite ricorda che “Questa è una storia travagliata, piena di ostacoli, che ha logorato una comunità già fragile”.
Oggi lo stabilimento è fermo da anni e il percorso verso una riapertura appare complesso. L’ospite ammette che “È difficile prevedere un ritorno alla produzione e spesso l’unico risultato concreto è il prolungamento della cassa integrazione”. Sulle sanzioni aggiunge che “La Russia sostiene uno sforzo economico enorme per mantenere la macchina bellica e questo produce ricadute indirette sui lavoratori sardi, cosa inaccettabile”. Conclude auspicando un intervento deciso: “Spero che il governo faccia la sua parte perché è un dovere verso questi lavoratori”.
Intervento a cura di Egidiangela Sechi
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