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Ep. 04 – Francesca Deidda, le testimonianze che hanno cambiato l’inchiesta Mariangela Lampis, Francesco Pinna
Il femminicidio di Francesca Deidda continua a scuotere la Sardegna, mentre la difesa di Igor Sollai prepara l’appello dopo la sentenza di primo grado. «Abbiamo già iniziato a valutare ogni punto della decisione», ha dichiarato l’avvocato Carlo Demurtas, sottolineando l’intenzione di contestare aggravanti come crudeltà e minorata difesa nel nuovo giudizio.

Le ricerche condotte tra i boschi lungo la Statale 125 hanno permesso ai carabinieri del ROS di individuare il corpo della donna grazie al GPS installato sul furgone del marito. «Le deviazioni sospette sono diventate una mappa verso la verità», hanno ricordato i conduttori ripercorrendo l’attività investigativa che ha guidato gli inquirenti fino al ritrovamento del 18 luglio.
La denuncia del 31 maggio 2024 ha segnato l’inizio dell’inchiesta, dopo i messaggi anomali inviati dal telefono di Francesca. «Rispondeva solo con frasi impersonali che non sembravano sue», hanno ricordato le colleghe che misero in atto una trappola per verificare la posizione del marito. La discrepanza tra lo stile dei messaggi e il comportamento abituale della donna è diventata un tassello decisivo della ricostruzione.
Secondo i legali, la sentenza avrebbe trascurato elementi essenziali come la scelta di rinunciare al dibattimento per abbreviare i tempi. «Questa decisione non è stata adeguatamente valorizzata», ha affermato Demurtas, anticipando che sarà uno dei principali motivi d’appello. La difesa contesta inoltre l’interpretazione secondo cui mancherebbe un reale pentimento, sostenendo che «Sollai ha espresso il suo dispiacere nei colloqui con gli inquirenti».
Durante i funerali dell’11 gennaio 2025, l’arcivescovo Giuseppe Baturi ha richiamato l’urgenza di un cambiamento culturale. «L’affetto non è mai possesso e la persona non può essere trattata come un oggetto», ha detto, offrendo un monito sulla violenza di genere che supera il singolo caso.
La Corte d’Assise d’Appello potrebbe fissare l’udienza entro pochi mesi, dato che Sollai è ancora in custodia cautelare. «Presenteremo sicuramente appello dopo aver analizzato ogni punto delle motivazioni», ha ribadito Demurtas, evidenziando l’importanza di ridefinire la pena in base alle circostanze contestate.
A cura di Mariangela Lampis – Giornalista di Videolina e Francesco Pinna – Giornalista de L’Unione Sarda
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