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Vino in Sardegna: aumentano le cantine e i giovani riscoprono la terra Giuseppe Valdes
Il settore del vino in Sardegna continua a mostrare segnali di vitalità. Oltre 400 cantine attive nell’Isola, una produzione che oscilla tra 400 e 500 mila ettolitri annui e un numero crescente di piccoli produttori che scelgono di imbottigliare direttamente il proprio vino. A fare il punto è stato Mariano Murru, presidente di Assoenologi Sardegna.

Secondo Murru, uno degli elementi più positivi riguarda il ritorno dei giovani alla viticoltura. Sempre più nuove generazioni stanno scegliendo la vigna come progetto di vita e di impresa, contribuendo alla rinascita economica e sociale di diversi territori dell’Isola.
Esempi significativi arrivano da aree come Mamoiada e il Mandrolisai, dove nuovi produttori stanno recuperando tradizioni agricole, antichi vigneti e produzioni identitarie. La Sardegna può contare su un patrimonio unico di biodiversità vitivinicola.
L’insularità, che storicamente ha rappresentato un limite logistico, ha però consentito la conservazione di vitigni autoctoni, varietà rare e specie quasi scomparse, oggi sempre più apprezzate dal mercato nazionale e internazionale: «Il consumatore cerca autenticità, territorio e prodotti differenti», spiega Murru. Proprio per questo i vini sardi ottenuti da vitigni storicamente legati all’Isola stanno conquistando nuovo interesse.
Quando si parla di vino sardo, i nomi più conosciuti restano Vermentino e Cannonau. Sul primo fronte, la Sardegna detiene un primato importante: è il maggiore produttore mondiale di Vermentino in rapporto al territorio regionale, con oltre 5.000 ettari coltivati.
Il Vermentino vive oggi un momento particolarmente favorevole a livello globale. In un mercato dove cresce il consumo di vini bianchi e calano i rossi, il vitigno rappresenta uno dei principali punti di forza dell’enologia isolana.
Anche il Cannonau sta vivendo una fase di evoluzione significativa. La Sardegna, racconta Murru, sta superando lo stereotipo del vino rosso “pesante” e superalcolico, proponendo Cannonau più freschi, eleganti, versatili e adatti ai gusti contemporanei.
I risultati arrivano anche dai concorsi internazionali. Al recente Grenaches du Monde, la Sardegna ha conquistato 37 medaglie, incluse tre Gran Medaglie d’Oro. Successi che hanno premiato non solo i rossi tradizionali, ma anche spumanti, rosati, passiti e liquorosi.
Un rosato sardo, in particolare, ha ottenuto il massimo punteggio assoluto, superando anche prodotti francesi molto noti a livello internazionale. Per Murru, il futuro non passa dall’aumento indiscriminato della produzione, ma dalla capacità di creare maggiore valore aggiunto, qualità e remunerazione per i viticoltori. «Molti vigneti sono stati abbandonati proprio perché mancava un ritorno economico adeguato», sottolinea.
Tra i punti di forza della Sardegna figurano inoltre i vigneti collinari, i sistemi ad alberello, le vigne storiche, la viticoltura montana e la più ampia superficie italiana coltivata a piede franco.
Grande attenzione anche verso il recupero di vitigni antichi come il Nuragus, che grazie a tecniche moderne di vinificazione può oggi offrire vini freschi, verticali, equilibrati e con bassa gradazione alcolica, caratteristiche sempre più richieste dal mercato.
Il vino oggi non è più soltanto produzione agricola. Per molte aziende vitivinicole la crescita passa attraverso ospitalità, turismo, degustazioni, ristorazione ed esperienze immersive in cantina.
Secondo il presidente di Assoenologi Sardegna, l’enoturismo rappresenta una delle principali leve di sviluppo del settore. Se da una parte i consumi tradizionali mostrano rallentamenti, dall’altra cresce il desiderio dei visitatori di vivere direttamente il territorio del vino.
I turisti cercano esperienze autentiche: vogliono visitare i vigneti, conoscere i produttori, comprendere la filosofia aziendale e scoprire come nasce una bottiglia. In questo scenario, la Sardegna possiede ancora ampi margini di crescita. Diverse aziende stanno investendo in sistemi di accoglienza evoluti, percorsi esperienziali e nuove modalità di comunicazione.
Un tema centrale riguarda anche il dialogo con i giovani. Attraverso il progetto “Cannonau: il vino giovane”, che ha coinvolto università e studenti, il settore ha cercato nuove chiavi narrative per raccontare il vino alle nuove generazioni.
Il messaggio emerso è chiaro: meno tecnicismi, più emozioni, accessibilità e storytelling. Sul fronte internazionale restano però alcune criticità, tra tensioni geopolitiche, rallentamento dei mercati e il tema dei dazi negli Stati Uniti, ancora oggi mercato strategico per il vino mondiale.
Per Murru, la risposta passa da una strategia precisa: rafforzare il brand Sardegna, legando vino, turismo, cultura, paesaggio e identità territoriale: «Quando si parla di Sardegna si parla anche dei suoi vini», conclude il presidente di Assoenologi Sardegna. Un ricordo di viaggio, un’esperienza in cantina o una vacanza nell’Isola possono trasformarsi nel desiderio di acquistare una bottiglia e rivivere quei sapori anche lontano dal Mediterraneo.
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