play_arrow
La tenda si fa spazio in città: tra formule sociali e la piaga dell’abusivismo sulle spiagge sarde Cristian Asara
Il concetto di campeggio si stacca dal suo immaginario classico per ridefinire gli spazi delle grandi città. Picchetti, materassino e sacco a pelo non sono più solo sinonimo di fuga in mezzo alla natura, ma si trasformano in strumenti di aggregazione nel cuore delle metropoli. Questa formula si declina in molti modi: la struttura mobile diventa un alloggio portatile per partecipare a eventi culturali, aprire confronti sui problemi dell’abitare o creare spazi di accoglienza ecologici durante i grandi festival estivi.

Da micro-villaggi allestiti sui tetti dei centri culturali a progetti di ospitalità gratuita per giovani studenti in aree industriali riqualificate, il campeggio urbano dimostra come la condivisione di pochi metri quadrati possa unire le persone, stimolare la socialità e favorire lo scambio culturale.
Se nelle città questo fenomeno crea comunità, nel nostro territorio la gestione delle tende richiede regole molto rigide per fermare le occupazioni non autorizzate. In piena estate le aree costiere subiscono una forte pressione, causata da chi cerca a tutti i costi un angolo isolato a due passi dal mare, posizionando la propria attrezzatura direttamente tra la vegetazione spontanea.
Un problema che riguarda da vicino anche i camper, che prendono d’assalto diverse località posizionandosi abusivamente pur di svegliarsi all’alba davanti a panorami che solo la Sardegna sa regalare. Questa pratica resta severamente vietata dalle leggi regionali. La fragilità degli ecosistemi dunali, la tutela della flora e l’alto rischio di incendi estivi impongono il massimo rigore. Una scelta di rispetto per l’ambiente che passa necessariamente per l’utilizzo delle sole strutture ricettive e delle aree di sosta autorizzate.
Radio Smeralda del 25 -07-2026
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina