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“Devo andare nello spazio”: il nuovo fumetto di Riccardo Atzeni Radiolina
Un viaggio nello spazio che, in realtà, racconta il nostro presente. È questa l’idea alla base di “Devo andare nello spazio”, il nuovo fumetto di Riccardo Atzeni, illustratore e autore sardo, che affronta temi di grande attualità come l’impatto ambientale della tecnologia, la memoria digitale e i rapporti familiari.
L’autore descrive un futuro solo apparentemente fantascientifico, in cui i protagonisti svolgono un mestiere insolito: recuperare nello spazio tutto ciò che gli esseri umani perdono sulla Terra: “I protagonisti fanno questo lavoro precario e assurdo: vanno nello spazio a recuperare tutto quello che noi terrestri perdiamo.”

Nel fumetto, Mocci, Arianna e Rebecca partono dal Bastione di Cagliari a bordo di un’automobile modificata. Non utilizzano astronavi né tecnologie futuristiche: la loro missione consiste nel recuperare fotografie cancellate, email eliminate per errore e tutti quei dati che finiscono in una sorta di discarica cosmica.
Attraverso questa metafora narrativa, Atzeni affronta un tema oggi sempre più discusso: il costo ambientale dell’archiviazione digitale e dei data center: “I file digitali hanno un peso reale sul nostro pianeta. I server occupano enormi spazi, consumano energia e acqua: è una forma di spazzatura che spesso non percepiamo.” L’autore richiama anche il dibattito sull’espansione dei data center necessari a sostenere l’intelligenza artificiale, sottolineando come il loro impatto ambientale sia ormai una questione concreta.
Oltre alla riflessione tecnologica, Devo andare nello spazio racconta una vicenda profondamente umana. Il protagonista utilizza il proprio lavoro come una via di fuga per evitare di affrontare il padre, gravemente malato, con il quale non parla da anni. Ogni volta che la madre gli chiede di andare a trovarlo, lui risponde sempre allo stesso modo:
“Ogni volta che mia madre gli chiede di andare a trovare suo padre, lui risponde: ‘No, devo andare nello spazio’. È un alibi, una fuga mascherata dal lavoro.” La dimensione fantascientifica diventa così il racconto di un’incapacità molto reale: affrontare i legami più difficili.
Atzeni spiega che la scintilla creativa nasce dal desiderio di raccontare la complessità delle relazioni familiari, quelle che accompagnano ogni persona indipendentemente dalle proprie scelte. Secondo l’autore, proprio questi rapporti rappresentano una delle sfide più profonde dell’esperienza umana:
“Le relazioni familiari sono quelle che non scegliamo e che non possiamo spegnere. Anche quando sono dolorose, continuano a far parte della nostra vita.” Pur partendo da alcuni elementi autobiografici, Atzeni precisa che il fumetto non racconta la sua storia personale, ma utilizza esperienze universali per parlare a tutti i lettori.
La realizzazione del volume ha richiesto circa due anni di lavoro. Ogni tavola è stata dipinta ad acquerello, una tecnica che richiede tempi lunghi e una particolare attenzione ai dettagli. Per Atzeni, il tempo rappresenta uno degli strumenti fondamentali del processo creativo: “Ho impiegato due anni per realizzare questo fumetto. Il tempo, per chi crea, è uno strumento fondamentale: permette alle idee di maturare.”
Durante l’intervista si è parlato anche di intelligenza artificiale e del suo impatto sul lavoro degli illustratori. Atzeni non si definisce contrario all’innovazione tecnologica, ma invita a riflettere sul rapporto tra velocità e creatività. Secondo lui, gli strumenti digitali rischiano di comprimere proprio quell’elemento indispensabile alla nascita delle idee: il tempo: “Non sono un nemico della tecnologia. Fa parte della storia dell’uomo. Però oggi, soprattutto nella creatività, rischia di togliere valore al tempo necessario per riflettere e far maturare le idee.”

Nella parte finale dell’intervista, Atzeni commenta anche The Odyssey, il nuovo film di Christopher Nolan ispirato all’opera di Omero. Pur riconoscendo alcune libertà storiche nella rappresentazione del mondo miceneo, l’autore apprezza la capacità del regista di rendere contemporaneo un racconto antico di quasi tremila anni: “La cosa più importante è che, dopo quasi tremila anni, continuiamo ancora a raccontare queste storie, trasformandole e adattandole al nostro presente.”
Tra gli aspetti più significativi della rilettura proposta da Nolan, Azzeni sottolinea la centralità della fragilità maschile: “Nell’Odissea gli eroi vengono riconosciuti quando piangono. È un messaggio potentissimo, molto distante dall’idea contemporanea del cosiddetto maschio alfa.” Secondo l’autore, proprio questa capacità di reinterpretare i classici permette alle opere di continuare a parlare alle nuove generazioni.
Riccardo Atzeni continuerà il tour di presentazione di Devo andare nello spazio con un nuovo appuntamento in Sardegna. L’autore sarà ospite del Festival Ghiandis, in programma a Santa Teresa Gallura dal 28 agosto al 2 settembre, manifestazione diretta artisticamente dallo scrittore Flavio Soriga.: “Il prossimo grande appuntamento sarà al Festival Ghiandis di Santa Teresa Gallura. Sarò lì per incontrare i lettori e parlare del fumetto.”
Intervista a cura di Mariangela Lampis
La Strambata del 24-07-2026
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