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Ep. 36 – 11 settembre 2001, Mario Sechi racconta come lo visse L’Unione Sarda Giuseppe Valdes
Sono passati 25 anni dall’11 settembre 2001, ma il ricordo di quella giornata è ancora vivo. Per chi faceva il giornalista, fu anche una giornata destinata a cambiare il modo di raccontare le notizie. Mario Sechi, giornalista ed ex direttore de L’Unione Sarda, ha ricordato ai microfoni di Radiolina quei momenti vissuti nella redazione del quotidiano a Cagliari.
All’epoca Sechi era alla guida di una redazione composta da circa 80 giornalisti. Quando arrivarono le prime notizie da New York, tutti furono richiamati al lavoro. Inizialmente sembrava un incidente, poi il secondo aereo contro le Torri Gemelle chiarì la natura dell’attacco.

Sechi ha raccontato la confusione delle prime ore. Le informazioni arrivavano attraverso televisioni, agenzie, telefonate e internet. La redazione cercava di capire cosa stesse accadendo a New York e di verificare le notizie che arrivavano dagli Stati Uniti.
Un momento rimasto impresso nella memoria di Sechi riguarda il giornalista Marco Mustallino. Attraverso le radio americane arrivarono informazioni sulla presenza di altri aerei. Il quadro apparve presto molto più ampio di un singolo incidente. Si trattava di un attacco coordinato.
L’Unione Sarda mobilitò la redazione per seguire l’evento. Il giornale cercò anche i numerosi sardi presenti negli Stati Uniti. In quei giorni il sito del quotidiano ebbe un ruolo importante nel raccogliere messaggi e testimonianze provenienti dall’America e da altre parti del mondo.
Secondo Sechi, l’11 settembre rappresentò l’inizio di una lunga fase della storia internazionale. La guerra contro il terrorismo e l’estremismo islamista ha continuato a produrre conseguenze negli anni successivi, modificando gli equilibri geopolitici e il rapporto tra sicurezza e libertà.
Sechi ha collegato quella stagione anche alle tensioni più recenti in Medio Oriente e al tema della proliferazione nucleare. Il giornalista ha sottolineato la necessità di non dimenticare le radici storiche dell’estremismo e gli eventi che hanno preceduto gli attentati del 2001.
A 25 anni dall’attacco, resta quindi centrale anche il tema dei valori democratici dell’Occidente. Per Sechi, libertà, diritti individuali, istituzioni e rispetto delle regole rappresentano elementi fondamentali da difendere.
Il ricordo dell’attentato è diventato anche una riflessione sul ruolo del giornalismo. Sechi ha ricordato i suoi numerosi viaggi negli Stati Uniti e le esperienze professionali maturate tra Washington, New York e altre città americane.
Tra i luoghi visitati anche la Casa Bianca, il Pentagono, il Congresso e il Washington Post. Esperienze che gli hanno permesso di conoscere da vicino un sistema mediatico nel quale il rispetto dei fatti e la verifica delle informazioni hanno un ruolo centrale.
Per Sechi, la libertà di stampa è un presidio della democrazia. Il giornalista deve raccontare i fatti e verificarli, mantenendo separati la cronaca e le opinioni. È anche questa, secondo l’ex direttore de L’Unione Sarda, una delle lezioni che arrivano dalla cultura giornalistica americana.
Il 25° anniversario dell’11 settembre riporta così al centro una parola: libertà. Un valore legato alla democrazia, alla possibilità di informare e alla responsabilità di raccontare la realtà senza alterare i fatti.
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