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Interviste

Assalto eolico in Sardegna, a rischio il patrimonio nuragico

micGiulio Zasso, Michele Ruffi, Alessandra Cartatoday10 Settembre 2026 13

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Assalto eolico in Sardegna: “Può minacciare il patrimonio archeologico”

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    Assalto eolico in Sardegna, a rischio il patrimonio nuragico Giuseppe Valdes

L’assalto eolico in Sardegna non riguarda soltanto il paesaggio e il territorio, ma rischia di coinvolgere anche alcune delle aree archeologiche più importanti dell’Isola. Alessandra Carta, giornalista de L’Unione Sarda, è intervenuta per fare il punto sulle ultime novità legate alla diffusione degli impianti eolici e fotovoltaici.

A lanciare un nuovo allarme è il Centro Studi, referente tecnico-scientifico in Sardegna dell’UNESCO, che ha ricevuto un mandato per individuare un meccanismo di valutazione capace di contribuire alla conservazione del patrimonio archeologico sardo. L’obiettivo è arrivare a uno strumento che consenta di valutare l’impatto dei nuovi progetti sulla storia nuragica.

Nuraghe Santu Antine – Torralba

Assalto eolico in Sardegna: nuraghi e siti archeologici sotto pressione

La questione riguarda un patrimonio particolarmente vasto. La Sardegna può contare su una delle più alte concentrazioni al mondo di beni megalitici, tra nuraghi, dolmen, menhir e altri siti archeologici. Il timore è che la realizzazione di nuovi impianti possa compromettere il contesto paesaggistico nel quale questi monumenti sono inseriti.

Da qui l’appello rivolto a Regione Sardegna e Governo, chiamati a prestare particolare attenzione nella fase di autorizzazione dei progetti energetici. Il punto centrale è capire se esista realmente la volontà politica di garantire una tutela efficace del patrimonio archeologico, soprattutto davanti a una crescita consistente delle richieste per nuovi impianti.

Il tema della speculazione energetica in Sardegna si lega infatti anche alla quantità di energia prevista dai progetti. Secondo quanto riferito nell’intervista, sono 23 i progetti offshore presentati nell’Isola, per una potenza complessiva indicata in circa 17 GW e oltre mille aerogeneratori. Un dato che viene confrontato con i 6,2 GW complessivamente assegnati alla Sardegna nell’ambito della ripartizione nazionale.

Eolico offshore, dal Sulcis alle Bocche di Bonifacio

L’attenzione si sposta anche sul mare. Tra i progetti citati c’è quello previsto al largo di Capo Pecora, tra l’area di Arbus e il Sulcis, dove potrebbero essere installate numerose torri eoliche offshore. Un intervento che riaccende il dibattito sull’impatto degli impianti industriali in alcuni dei tratti di costa più importanti della Sardegna.

Un altro fronte riguarda le Bocche di Bonifacio, dove si parla della possibile realizzazione di centinaia di pale eoliche in un’area di straordinario valore ambientale e paesaggistico. Il contesto coinvolge anche territori tutelati dai parchi nazionali dell’Arcipelago di La Maddalena e della Corsica, compreso il delicato sistema delle isole e degli spazi marini delle Bocche.

Secondo Alessandra Carta, il fenomeno non può quindi essere considerato soltanto come una questione legata alla produzione di energia. Il nodo riguarda anche consumo di suolo, tutela del paesaggio, patrimonio archeologico e sviluppo economico della Sardegna, in un territorio che rischia di essere interessato da una quantità di progetti superiore alle proprie esigenze.

La battaglia in Consiglio regionale e la questione delle aree agricole

La politica regionale deve confrontarsi con una situazione sempre più complessa. Dopo quasi due anni di attesa si è insediata in Consiglio regionale la Commissione Energia, presieduta da Stefano Tunis. Tra gli obiettivi c’è anche quello di valutare l’impatto dei nuovi impianti e il sistema delle autorizzazioni.

Resta sul tavolo anche una proposta di legge sostenuta da una forte mobilitazione popolare. Sono oltre 210 mila le firme raccolte per chiedere un intervento contro la proliferazione degli impianti energetici. Nel frattempo, due precedenti tentativi del Consiglio regionale sono stati dichiarati incostituzionali. Il primo riguardava la moratoria, il secondo una nuova legge sulla materia. Ora una possibile strada passa dalla pianificazione urbanistica e dalla tutela delle aree agricole.

Il principio sostenuto è chiaro: le zone agricole devono mantenere la loro destinazione, anche quando non sono utilizzate nell’immediato. I comitati temono infatti una trasformazione progressiva del paesaggio rurale sardo. Il rischio, denunciano, è che vaste aree vengano destinate a insediamenti industriali per la produzione di energia. Intanto prosegue il confronto tra istituzioni, comitati e società interessate alla realizzazione dei nuovi impianti.

Intervista a cura di Giulio Zasso e Michele Ruffi

La Strambata del 10-09-2026

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