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Le zampogne in Sardegna: il maestro Raffone porta il Natale tra i paesi Veronica Fadda e Gioachino Raffone
Il Natale in Sardegna si accende anche grazie alle zampogne, strumenti che riportano ai ricordi più antichi e a un’atmosfera capace di unire comunità diverse. Gioacchino Raffone racconta un percorso umano e musicale unico, frutto di un amore profondo per l’isola e per le tradizioni popolari. «Mi mancava il Natale, i suoni del Natale», afferma l’artista, spiegando come il silenzio del suo primo inverno sardo abbia acceso in lui il desiderio di riportare quei suoni. Questo percorso è diventato una missione che oggi lo porta in tutta la regione.

Raffone arrivò in Sardegna nel 1975 e si innamorò presto della varietà culturale dell’isola, scegliendo di costruire qui la sua vita e la sua famiglia. Racconta spesso come la Sardegna sia per lui «un paradiso fatto di tante piccole entità», ognuna con una propria identità unica. Quel legame profondo è nato dalla nostalgia dei suoni campani, trasformata in un progetto culturale che ha dato vita a una nuova tradizione natalizia sarda. Le sue zampogne hanno così trovato posto nelle strade dei paesi, tra presepi, chiese e feste popolari.
Il maestro ha voluto intrecciare la sua tradizione campana con quella sarda, creando una collaborazione musicale con artisti locali. «Ho fortemente voluto questo intreccio di suoni», spiega riferendosi al lavoro condiviso con musicisti come Stefanino degli Scalzi. Questa unione ha dato vita a un dialogo culturale che valorizza sia la millenaria launeddas sia il suono pastorale delle zampogne. Durante il periodo natalizio, Raffone attraversa la Sardegna portando questi strumenti nelle piazze e nei borghi, offrendo un’esperienza che unisce storia, musica e spiritualità.

Ogni anno Raffone vive un vero tour de force, richiesto da comuni, Pro Loco e centri commerciali, tutti desiderosi di riscoprire l’atmosfera del Natale più autentico. «Le zampogne sono una parte del presepe itinerante», afferma descrivendo il valore simbolico del suo lavoro. Il maestro porta la sua musica anche nelle case di riposo, dove l’emozione diventa ancora più intensa. «Chiediamo sempre di poter salutare gli anziani, perché vediamo tanta sofferenza», racconta, ricordando quanto sia importante donare vicinanza attraverso i suoni. Così la sua musica diventa un ponte tra generazioni, un gesto capace di restituire calore nei momenti più delicati delle feste.
Intervista a cura di Veronica Fadda
Caffè Corretto del 08-12-2025
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