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211mila firme e nessuna risposta: la Pratobello 24 ferma in Consiglio regionale Giuseppe Valdes
La Pratobello 24, legge di iniziativa popolare contro la speculazione energetica in Sardegna, resta al centro del dibattito politico e civile dell’Isola. Depositata il 2 ottobre 2024 con 211.000 firme, la proposta è sostenuta da numerosi comitati territoriali, tra cui il Ventu Hontrariu di Orgosolo, da sempre cuore della mobilitazione. A fare il punto sullo stato della battaglia è Mario Rubanu, rappresentante del comitato promotore, per chiarire cosa è successo in questi mesi e quali saranno le prossime mosse.

Secondo Rubanu, l’idea che la battaglia si sia affievolita è solo apparente. La mobilitazione non è mai stata abbandonata, anche se meno visibile mediaticamente. Il tempo trascorso dal deposito delle firme – circa 16 mesi – ha inevitabilmente inciso sui ritmi, considerando che i promotori sono tutti volontari, impegnati anche nella vita lavorativa e familiare.
In questo periodo i comitati hanno lavorato su più fronti, organizzando oltre 20 proiezioni in tutta la Sardegna di un film-documentario realizzato dal regista Antony Conzu, membro del comitato. Un’attività culturale meno clamorosa, ma continua e capillare.
Il ritorno della Pratobello 24 al centro dell’attenzione è legato anche a due fattori recenti: la bocciatura della legge regionale 20 da parte della Corte Costituzionale e l’approvazione del decreto energia 175, che ha riacceso le polemiche sul ruolo dei parlamentari sardi.
Orgosolo resta il simbolo della mobilitazione. I promotori hanno lanciato un ultimatum a Giunta e Consiglio regionale, chiedendo la calendarizzazione della Pratobello 24 in Commissione. L’invito è stato rivolto a tutti e 60 i consiglieri regionali, ribadendo la piena disponibilità al dialogo.
Nelle ultime ore, spiega Rubanu, ci sono stati contatti informali, ma i comitati chiedono risposte scritte e ufficiali. In assenza di atti concreti, verrà convocata un’assemblea generale per decidere le prossime iniziative.
Intanto è già annunciata una nuova mobilitazione: venerdì alle 10:30, presidio del popolo sardo davanti al Palazzo della Regione, in viale Trento a Cagliari, per chiedere l’impugnazione immediata della legge sulle aree idonee, ritenuta un grave danno per il territorio.
Uno dei nodi centrali riguarda il nuovo decreto energia, che secondo i comitati rende di fatto tutte le aree idonee agli impianti energetici. Un impianto normativo giudicato più restrittivo e pericoloso persino del decreto Draghi, perché riduce drasticamente i margini di tutela territoriale.
Secondo Rubanu, solo la Regione Sardegna può impugnare la legge, mentre Comuni e altri enti non hanno questa possibilità. Per questo viene chiesto un intervento urgente, prima che eventuali modifiche future, magari dopo un pronunciamento della Corte Costituzionale, rendano la situazione irreversibile.
I promotori chiariscono un punto spesso oggetto di polemica: la Pratobello 24 non è immodificabile, ma non può essere stravolta. Sono possibili correttivi tecnici, purché non venga intaccato l’impianto urbanistico, che rappresenta il cuore della legge e una competenza primaria della Regione Sardegna.
Rubanu sottolinea che, nonostante le dichiarazioni pubbliche, non c’è mai stato un confronto diretto con la presidente Todde. I comitati ribadiscono la disponibilità al dialogo, ma respingono le accuse di incostituzionalità, spesso avanzate senza motivazioni precise.
La Pratobello 24 resta pienamente attuale, perché la competenza urbanistica regionale non è stata ancora intaccata. È considerata dai promotori l’unico vero grimaldello normativo per difendere il territorio sardo dalla speculazione energetica.
Il sostegno popolare, assicurano i comitati, esiste ancora, anche se va continuamente alimentato. Dopo 16 mesi di attesa, viene definito “scandaloso” che la proposta non sia ancora arrivata in discussione. Ma la strategia di logoramento, avvertono, non funzionerà.
I promotori garantiscono che, al momento opportuno, la mobilitazione tornerà forte e visibile, con il coinvolgimento delle 211.000 persone che hanno firmato e con un coordinamento sempre più stretto anche a livello nazionale.
Intervista a cura di Andrea Sechi
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