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Poetto, la sabbia scompare e la città trema: allarme erosione a Cagliari Fabio Leoni
L’emergenza Poetto domina il dibattito cittadino a Cagliari dopo le mareggiate invernali che hanno ridisegnato la spiaggia simbolo della città. Andrea Artizzu, cronista dell’Unione Sarda, descrive una situazione critica affermando che «la spiaggia è in sofferenza», senza allarmismi inutili oggi. Il ciclone Harry di gennaio ha accelerato processi erosivi noti, imponendo scelte urgenti per tutelare ambiente, economia turistica e identità locale. L’intervista chiarisce contesto, responsabilità istituzionali e prospettive, offrendo elementi verificati utili al pubblico e ai decisori locali cittadini oggi informati.

Secondo Artizzu, la perdita di sabbia è evidente e alimenta ipotesi controverse, tra cui l’idea comunale di intervenire rapidamente subito. Il sindaco ha parlato di «prendere la sabbia da una cava vicina a Burcei», proposta che divide tecnici, ambientalisti e opinione pubblica. Il termine ripascimento riapre ferite passate, perché negli anni scorsi interventi simili hanno prodotto effetti controversi sulla qualità dell’arenile locale. Artizzu invita alla prudenza documentale, ricordando che «ci sono le foto scattate che danno il quadro della situazione» reale oggi.
L’erosione incide sull’economia del Poetto, definita una vera industria urbana con chioschi, stabilimenti e lavoro stagionale diffuso per Cagliari oggi. Artizzu segnala segnali contrastanti dopo l’ultima mareggiata, spiegando che «avrebbe riportato un po’ di sabbia bianca sulla spiaggia» secondo tecnici. Le immagini pubblicate mostrano tratti più scuri e ridotti, alimentando timori per l’avvio della stagione balneare imminente nella città sarda. Il giornalista ribadisce di riportare valutazioni specialistiche, evitando giudizi personali su cause, responsabilità e soluzioni definitive per ora nel dibattito.
Nel confronto emergono proposte strutturali alternative, discusse con consiglieri ed esperti, per difendere la sabbia dalle correnti marine costiere locali. Artizzu riferisce l’ipotesi di realizzare «pettini che arrivino in alto mare per proteggere la sabbia dalle correnti» dominanti oggi valutate. Un altro filone richiama uno studio universitario radicale, secondo cui la spiaggia dovrebbe restare libera da strutture permanenti antropiche costiere. Tuttavia, come sottolinea il cronista, una simile soluzione appare impraticabile nell’attuale equilibrio tra tutela ambientale e lavoro locale cittadino oggi.
Intervista a cura di Francesca Figus
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