Intervista a cura di Massimiliano Rais
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Chez Les Nègres a Cagliari, polemica sul nome della storica pasticceria: tra turismo, memoria e politicamente corretto Massimiliano Rais e Celestino Tabasso
La storica pasticceria Chez Les Nègres di Cagliari è finita al centro del dibattito pubblico dopo alcune proteste di turisti francesi sul nome dell’insegna. Il giornalista de L’Unione Sarda, Celestino Tabasso osserva: «Mi chiedevo se i francesi che hanno protestato siano bianchi oppure neri, perché da un certo punto di vista non cambia niente, da un altro cambia tutto». La vicenda nasce da un’insegna storica legata ai pasticceri di origine pieds-noirs arrivati dall’Algeria, elemento poco noto ai visitatori stranieri. Secondo Tabasso, «molti vedono solo la parola e reagiscono immediatamente, senza conoscere il contesto storico che sta dietro a quel nome».

Il caso mostra come il turismo internazionale possa cambiare la percezione di simboli e tradizioni locali, soprattutto in città sempre più esposte allo sguardo globale. Tabasso spiega: «Quando una città diventa turistica, arriva gente che non conosce la tua storia e giudica solo ciò che vede». Per spiegare la dinamica, il giornalista immagina un esempio paradossale: una pasticceria provocatoria a Bordeaux o Lyon che ironizzi sugli stereotipi sardi. «Se entrassi e leggessi un’insegna offensiva verso i sardi», osserva Tabasso, «probabilmente reagirei anch’io protestando, senza sapere che magari è solo un gioco ironico».

Nel frattempo una delle insegne più visibili della pasticceria è stata rimossa, mentre resta aperta l’ipotesi di un cambio di nome in Chez Les Noirs. Tabasso commenta con ironia il dibattito che si è acceso in città: «A questo punto potrebbe diventare persino un gioco trovare un nuovo nome». Il giornalista ricorda anche alcune particolarità locali, come il dolce “diplomatico” che a Cagliari viene chiamato “americano”. «Se la pasticceria decidesse di cambiare insegna», conclude Tabasso, «potrebbe trasformare questa polemica in un’occasione creativa, rispettando la sensibilità di tutti senza perdere identità».
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