In Sardegna si apre una fase critica per il sistema sanitario: la Regione ha confermato che il ricorso ai cosiddetti “medici a gettone” terminerà inderogabilmente il 30 giugno 2026, in linea con il Decreto legge n. 34 del 2023. La decisione arriva nonostante le precedenti aperture politiche a possibili proroghe per garantire la continuità dei servizi essenziali, soprattutto durante il periodo estivo. La comunicazione ufficiale della Direzione generale della Sanità ha escluso qualsiasi estensione contrattuale, generando forte preoccupazione nelle aziende sanitarie locali. Enrico Fresu, coordinatore del sito UnioneSarda.it, è intervenuto in studio per commentare la notizia.

Il venir meno dei medici reclutati tramite appalti esterni mette sotto pressione i pronto soccorso, soprattutto nelle aree fuori dai grandi centri urbani. In diversi presidi ospedalieri questi professionisti hanno rappresentato un supporto fondamentale per mantenere attivi i servizi di emergenza. La Asl della Gallura, in particolare, ha già avviato misure straordinarie per evitare il collasso, reclutando due medici da una lista emergenziale di professionisti disponibili, molti dei quali stranieri. L’obiettivo è garantire la riattivazione dell’Obi e assicurare i livelli essenziali di assistenza.
L’intervento emergenziale ha però un costo significativo: per due medici si prevede una spesa di circa 145.920 euro in sei mesi, con compensi mensili superiori ai 12 mila euro ciascuno. Nel frattempo, alcune Asl confidano ancora nell’utilizzo di personale proveniente dal Brotzu, ma le convenzioni non risultano ancora attivate. Tra incertezze normative, vincoli contrattuali e possibili contenziosi legali, cresce il rischio concreto di chiusure o riduzioni operative nei pronto soccorso dell’Isola, aggravando una situazione già considerata critica per la sanità pubblica sarda.
Intervista a cura di Veronica Fadda
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