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Lavoro domestico: il divario di genere che pesa su famiglie e carriera Fabio Leoni
Un’indagine dell’Istat evidenzia come il lavoro domestico e di cura continui a essere distribuito in modo profondamente diseguale in Italia contemporanea. Soprattutto, la conduttrice di Radiolina afferma: “Le donne lavorano in casa circa 3 ore in più al giorno rispetto agli uomini”, sottolineando un divario strutturale persistente. Ester Cois, Sociologa osserva: “il lavoro domestico non è considerato un lavoro vero e proprio”, spiegando come questa percezione influenzi politiche sociali e mercato del lavoro. Sul piano socioeconomico emerge così un quadro in cui il lavoro di cura resta invisibile e penalizza concretamente le opportunità di carriera femminile e autonomia personale.

Nel dibattito radiofonico la conduttrice sottolinea: “sono numeri un pochino inquietanti”, riferendosi ai dati che mostrano squilibrio nelle ore di lavoro domestico tra generi. Ester Cois risponde: “non è chi lava i piatti il punto, ma perché il lavoro domestico non viene riconosciuto come infrastruttura pubblica essenziale“. La sociologa evidenzia inoltre che parlare di “aiuto” maschile distorce la realtà, perché il lavoro di cura dovrebbe essere considerato responsabilità condivisa strutturale. Questi elementi mostrano una disuguaglianza quotidiana che si traduce in meno tempo libero e minori opportunità professionali per le donne italiane.
Ester Cois spiega: “due metà complementari come pezzi di un puzzle“, descrivendo un modello sociale che ha strutturato welfare e mercato del lavoro. La divisione sessuale del lavoro, secondo la studiosa, non rappresenta una semplice organizzazione dei compiti ma una vera forma di segregazione sociale radicata. La conduttrice ipotizza una possibile componente genetica, ma la risposta evidenzia invece fattori culturali e istituzionali profondi nella distribuzione dei ruoli. Il risultato è un sistema di welfare che si regge sulla famiglia come infrastruttura implicita, scaricando sulle donne gran parte del lavoro invisibile quotidiano.
Ester Cois afferma: “la child penalty in Sardegna è ancora più evidente”, collegando la bassa natalità e l’invecchiamento demografico alle disuguaglianze di genere. Il tema emerge nel confronto radiofonico, dove si evidenzia come il mercato del lavoro isolano amplifichi le difficoltà delle madri lavoratrici. La conduttrice introduce il concetto di “povertà di tempo“, affermando: “non ne abbiamo mai parlato”, evidenziando una dimensione spesso ignorata del lavoro domestico. Ester Cois definisce la povertà di tempo come una delle principali disuguaglianze contemporanee che limita opportunità formative, lavorative e politiche.

Ester Cois sottolinea: “il carico mentale ricade ancora sulle donne”, descrivendo la pianificazione quotidiana di attività familiari invisibili ma essenziali. Evidenzia inoltre che la soluzione non consiste semplicemente nel “aiutare di più in casa”, ma nel ridefinire ruoli e responsabilità condivise. Ester Cois conclude: “la parola chiave è corresponsabilità“, indicando la necessità di un coinvolgimento anche delle istituzioni nel lavoro di cura. Solo attraverso politiche pubbliche adeguate sarà possibile ridurre il lavoro invisibile e riequilibrare il tempo tra generi nella società contemporanea italiana.
Intervista a cura di Francesca Figus
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