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Ep. 35 – Ulassai, Il nastro celeste di Maria Lai compie 45 anni Giuseppe Valdes
L’8 settembre 1981 Maria Lai legava Ulassai alla sua montagna con un nastro celeste lungo 27 chilometri. Quarantacinque anni dopo, quella performance che all’epoca sembrava difficile da comprendere è diventata una delle opere più importanti dell’arte contemporanea italiana. La storia di Legarsi alla montagna torna oggi al centro dell’attenzione anche grazie a “Il Nastro Celeste”, il podcast firmato dalla giornalista Paola Pilia, direttrice di Tele Costa Smeralda e autrice del progetto.
Ulassai, paese dell’Ogliastra, è diventato negli anni un punto di riferimento per l’arte contemporanea in Sardegna. Un percorso profondamente legato alla figura di Maria Lai, artista nata proprio a Ulassai e capace di trasformare il rapporto tra arte, comunità e territorio in una delle esperienze più originali della cultura italiana.

Quando la storia di Legarsi alla montagna comincia, alla fine degli anni Settanta, Ulassai è un paese molto diverso da quello conosciuto oggi. L’Ogliastra è una zona ancora fortemente isolata, il turismo non rappresenta la realtà economica e culturale che diventerà negli anni successivi e l’arte contemporanea è lontana dalla quotidianità della comunità.
È anche un periodo di forti tensioni politiche e sociali. In Italia sono gli anni del terrorismo, mentre a Ulassai si vivono contrapposizioni politiche particolarmente accese. Maria Lai, che da tempo vive a Roma, mantiene però un legame con il paese nel quale è nata.
Nel 1979 il sindaco di Ulassai chiede a Maria Lai di realizzare un monumento ai caduti. L’artista decide però di non seguire la strada proposta e suggerisce un progetto completamente diverso.
Lai vuole realizzare un’opera per i vivi, capace di coinvolgere direttamente gli abitanti. La sua idea non è creare un monumento tradizionale, ma costruire un’esperienza nella quale l’intera comunità possa riconoscersi.
Dopo un primo periodo di incomprensione, il rapporto tra l’artista e il paese riprende. Maria Lai torna a Ulassai e propone un’opera ispirata a una storia conosciuta dalla comunità.
Al centro del progetto c’è la leggenda di una bambina che si perde sulla montagna. La bambina viene mandata a portare il pane ai pastori, ma durante un temporale trova riparo in una grotta.
A un certo punto vede all’ingresso un nastro celeste mosso dal vento. Affascinata da quella visione, esce dalla grotta per seguirlo. Poco dopo la grotta crolla, uccidendo i pastori, mentre la bambina riesce a salvarsi.
Per Maria Lai quel nastro diventa la metafora dell’arte, qualcosa capace di attirare, unire e indicare una direzione. Da quella storia nasce l’idea di utilizzare un nastro per collegare fisicamente le case di Ulassai alla montagna.
Il progetto appare subito enorme. Il nastro complessivo raggiunge i 27 chilometri, una lunghezza che rende evidente la dimensione dell’intervento e il numero di persone necessarie per realizzarlo.
L’opera non può essere costruita soltanto dall’artista. Maria Lai ha bisogno della partecipazione degli abitanti e proprio questa necessità diventa parte integrante del significato di Legarsi alla montagna.
Nei mesi precedenti alla performance vengono coinvolti gruppi di universitari, che entrano nelle case e spiegano il progetto alle famiglie. Gli abitanti devono preparare i materiali e realizzare concretamente i nastri che serviranno per l’installazione.
La preparazione del progetto crea progressivamente un nuovo spazio di incontro tra gli abitanti di Ulassai. Le persone si ritrovano insieme per tagliare la tela, preparare i fiocchi e organizzare la complessa installazione.
Il lavoro artistico diventa così anche un momento di socialità. L’arte esce dal museo e invade il paese, coinvolgendo persone che fino a quel momento non avevano necessariamente avuto un rapporto con l’arte contemporanea.
È proprio questa partecipazione a rendere Legarsi alla montagna un’opera particolarmente innovativa. Non conta soltanto il risultato finale, ma soprattutto il processo attraverso il quale una comunità viene coinvolta e messa in relazione.
Il nastro ha un significato che va oltre la dimensione estetica. Legare le case significa simbolicamente legare le persone, superando divisioni, rivalità e contrapposizioni. Gli abitanti devono collaborare con persone che magari non frequentano o con le quali esistono vecchie tensioni. Per partecipare all’opera è necessario incontrarsi, parlarsi e lavorare insieme. Maria Lai trasforma quindi una semplice azione materiale in una riflessione sul rapporto tra individuo e comunità. Il nastro diventa il filo che collega le persone e il territorio.
Il momento decisivo arriva l’8 settembre 1981, giorno nel quale l’opera viene realizzata a Ulassai. Il nastro attraversa il paese e raggiunge la montagna, arrivando fino alla statua della Madonna. L’installazione crea un’immagine destinata a diventare iconica: Ulassai appare fisicamente collegata alla sua montagna attraverso un enorme nastro celeste.
La performance dura tre giorni nella sua fase operativa, ma è il risultato di un lavoro preparatorio molto più lungo. La realizzazione coinvolge l’intera comunità e trasforma il paese in un grande spazio artistico condiviso.
Prima della realizzazione non mancano le perplessità. L’idea di legare le case con un nastro appare a molti incomprensibile, mentre una parte del mondo politico locale considera il progetto poco utile rispetto alla richiesta iniziale di un monumento ai caduti.
La stessa dimensione dell’opera sembra quasi impossibile da realizzare. La quantità di materiale necessaria, la partecipazione degli abitanti e la complessità dell’installazione rendono il progetto una vera sfida.
Quando però il nastro raggiunge la montagna, anche molti degli scettici vengono conquistati dall’emozione del momento. La forza dell’opera diventa evidente proprio nella partecipazione collettiva.
Con il passare degli anni, Legarsi alla montagna viene riconosciuta come una delle esperienze fondamentali dell’arte relazionale in Italia. L’opera mette infatti al centro non soltanto l’oggetto artistico, ma le relazioni che si sviluppano tra le persone.
Questa dimensione è fondamentale per comprendere la portata del lavoro di Maria Lai. L’opera non appartiene soltanto all’artista: appartiene anche alla comunità che l’ha realizzata.
In seguito, il lavoro di Lai entra nei manuali di storia dell’arte e Ulassai diventa sempre più conosciuta come luogo nel quale arte contemporanea, memoria e territorio si incontrano.
Il rapporto tra Maria Lai e Ulassai non termina con Legarsi alla montagna. Negli anni successivi l’artista continua a intervenire sul territorio, realizzando opere in diversi punti del paese. Ulassai diventa progressivamente un luogo nel quale l’arte è presente anche fuori dai musei. Lavatoi, edifici, strade e spazi pubblici entrano in relazione con il lavoro dell’artista.
È questa trasformazione a contribuire alla nascita di una nuova identità culturale del paese. L’arte diventa parte del paesaggio e un elemento capace di attirare visitatori interessati alla storia e alla produzione artistica di Maria Lai.
Uno dei risultati più importanti di questo percorso è la Stazione dell’Arte di Ulassai, museo dedicato al lavoro dell’artista. Nel 2006 Maria Lai dona circa 150 opere, che diventano parte del patrimonio conservato ed esposto nella struttura.
La Stazione dell’Arte rappresenta oggi uno dei luoghi fondamentali per conoscere la produzione dell’artista e approfondire il rapporto tra Maria Lai e il suo paese d’origine. Per chi visita Ulassai, il museo permette di ricostruire il percorso artistico che dall’esperienza personale di Lai arriva alla dimensione collettiva di Legarsi alla montagna.
La trasformazione culturale di Ulassai ha avuto effetti anche al di fuori del mondo dell’arte. Mostre, festival, musei e iniziative culturali hanno contribuito a rendere il paese una destinazione per il turismo culturale in Sardegna.
Paola Pilia sottolinea proprio questo aspetto nel racconto dedicato a Maria Lai: la cultura non rappresenta soltanto un valore simbolico, ma può generare ricadute concrete sul territorio. L’arrivo di visitatori significa infatti maggiore necessità di ristoranti, bar, strutture ricettive e servizi, creando un circuito nel quale il patrimonio culturale può sostenere anche l’economia locale.
Negli ultimi anni Ulassai ha continuato a rafforzare il proprio ruolo nel panorama culturale. Tra gli appuntamenti più significativi c’è stata la mostra che ha messo in dialogo Maria Lai e Marc Chagall, capace di attirare circa 5.000 visitatori.
Un risultato che conferma come la storia dell’artista possa continuare a generare interesse anche a distanza di decenni e come Ulassai sia ormai strettamente associata alla figura di Maria Lai.
Per raccontare questa storia è nato “Il Nastro Celeste”, il podcast firmato da Paola Pilia e prodotto dall’Unione Sarda. Il progetto è articolato in cinque puntate da circa 35 minuti e ricostruisce la vicenda partendo dal contesto storico e sociale nel quale l’opera è nata.
Il racconto non si concentra soltanto su Maria Lai, ma raccoglie le testimonianze di protagonisti dell’epoca, storici dell’arte e personalità della cultura sarda. Tra gli interventi ci sono quelli di persone che hanno vissuto direttamente quella stagione e di studiosi che aiutano a comprendere l’importanza artistica e sociale dell’opera.
Nel podcast la storia viene accompagnata anche dalla musica degli anni Settanta e Ottanta, utilizzata per ricostruire l’atmosfera di quel periodo. La musica diventa così parte del racconto e permette di collocare Legarsi alla montagna all’interno di un’epoca caratterizzata da profondi cambiamenti sociali, politici e culturali. Il podcast utilizza inoltre una colonna sonora originale, costruendo un racconto nel quale memoria, testimonianze e musica si intrecciano.
La vicenda di Legarsi alla montagna è diventata nel tempo una storia capace di superare i confini di Ulassai. Il nastro celeste è oggi riconosciuto come simbolo del rapporto tra arte e comunità, ma anche come esempio di come un piccolo paese possa costruire una nuova identità attraverso la cultura.
Il progetto di Maria Lai dimostra inoltre come un’opera d’arte possa intervenire sul territorio senza trasformarlo semplicemente in uno spazio espositivo. A Ulassai il territorio stesso diventa parte dell’opera, mentre gli abitanti diventano protagonisti del processo creativo.
A 45 anni dalla performance, il significato di Legarsi alla montagna continua quindi a essere attuale. Il nastro che collegava Ulassai alla montagna era anche un invito a creare legami tra le persone, superando divisioni e solitudini attraverso un’esperienza condivisa. È proprio questa dimensione a rendere ancora oggi attuale il lavoro di Maria Lai e a spiegare perché la sua opera continui a essere studiata, raccontata e visitata.
“Il Nastro Celeste” di Paola Pilia ripercorre questa storia in cinque episodi, attraverso testimonianze, memoria, arte e musica. Il podcast è disponibile sul sito dell’Unione Sarda e su Spotify, per riportare gli ascoltatori dentro la storia di Ulassai, della sua montagna e di quel nastro lungo 27 chilometri che il 8 settembre 1981 trasformò per sempre il rapporto tra Maria Lai e il suo paese.
Unione Cult è disponibile anche su Spotify. È sufficiente cliccare sulla banda qui sotto per ascoltare la puntata direttamente in piattaforma.
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