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Dialoghi Nuragici, 55 incontri in 42 Comuni della Sardegna Giuseppe Valdes
La Sardegna prova a trasformare la civiltà nuragica in un grande progetto culturale, identitario e di sviluppo. Dal 4 settembre a dicembre, l’iniziativa “Dialoghi Nuragici”, promossa dall’associazione Sardegna Terra di Nuraghi, porterà incontri, visite ai siti archeologici e momenti di approfondimento in 42 Comuni dell’Isola.
Il progetto è stato presentato dal presidente dell’associazione Pierpaolo Vargiu, che ha spiegato l’obiettivo dell’iniziativa: aumentare la consapevolezza dei sardi sul patrimonio nuragico e costruire attorno a questo patrimonio un racconto capace di raggiungere anche il pubblico internazionale.

Il cambio di denominazione dell’associazione rappresenta anche un passaggio simbolico. Da “Sardegna verso l’UNESCO” si è passati a “Sardegna Terra di Nuraghi”, con l’intenzione di sottolineare il valore identitario della civiltà nuragica e, allo stesso tempo, la sua possibile dimensione universale.
Secondo Vargiu, il progetto potrebbe avvicinarsi a una fase importante del percorso verso il riconoscimento UNESCO. L’obiettivo è valorizzare i monumenti della civiltà nuragica e farne conoscere il significato anche al di fuori della Sardegna.
La sfida, però, non riguarda soltanto il riconoscimento internazionale. Il punto di partenza è soprattutto la consapevolezza dei sardi: conoscere il patrimonio nuragico significa costruire una nuova narrazione della Sardegna, capace di unire identità, cultura e opportunità di sviluppo.
La Sardegna conserva un patrimonio archeologico straordinario. L’associazione stima 10-12 mila monumenti di età nuragica ancora visibili nel paesaggio dell’Isola, una concentrazione considerata eccezionale a livello mondiale.
Nuraghi, tombe dei giganti, pozzi sacri e altri monumenti raccontano una civiltà sviluppatasi in Sardegna durante l’età del Bronzo e nei secoli successivi. Il paesaggio sardo è ancora oggi profondamente caratterizzato dalle testimonianze di questa civiltà.
Per Sardegna Terra di Nuraghi, questa presenza può diventare un elemento riconoscibile dell’identità dell’Isola. L’obiettivo è fare in modo che la Sardegna venga associata nel mondo non soltanto alle sue coste e al turismo balneare, ma anche alla sua millenaria storia archeologica.
Il calendario di Dialoghi Nuragici prevede 55 incontri in 42 Comuni, con 47 relatori e il coinvolgimento di 456 associazioni partner. La partenza è fissata per 4 settembre a Stintino, mentre il programma proseguirà fino a dicembre attraversando diversi territori della Sardegna.
La dimensione dell’iniziativa è uno degli elementi caratterizzanti del progetto. In alcune giornate sono previsti quattro o cinque appuntamenti contemporaneamente, con l’obiettivo di raggiungere comunità differenti e portare il tema della civiltà nuragica direttamente nei territori.
Accanto agli incontri sono previste anche attività di visita e approfondimento nei siti archeologici. Un elemento centrale sarà la possibilità di visitare alcuni monumenti accompagnati dagli archeologi che li hanno studiati o scavati.
L’idea è superare la semplice visita turistica e creare un rapporto più diretto con il patrimonio. La presenza di un esperto può infatti aiutare a comprendere il contesto storico, le tecniche costruttive, le funzioni dei monumenti e le storie che si nascondono dietro le pietre.
Per Vargiu, la differenza tra vedere un nuraghe e comprenderlo può essere determinante per trasformare una visita in un’esperienza. Da qui l’importanza di creare emozioni attorno al patrimonio archeologico.
Uno degli obiettivi dichiarati dall’associazione è costruire attorno alla civiltà nuragica un vero e proprio brand territoriale. In un mercato turistico internazionale sempre più competitivo, essere immediatamente riconoscibili può rappresentare un vantaggio.
La Sardegna dispone di un elemento identitario difficilmente replicabile: una quantità straordinaria di testimonianze archeologiche distribuite sull’intero territorio regionale. Il progetto punta quindi a trasformare questa caratteristica in un racconto comprensibile anche a chi arriva da fuori. Non soltanto informazioni archeologiche, ma emozioni, immagini e storie capaci di entrare nell’immaginario collettivo.
La valorizzazione della civiltà nuragica potrebbe avere effetti anche sulla distribuzione dei flussi turistici. Una rete di siti archeologici organizzati e collegati tra loro potrebbe infatti favorire la scoperta delle aree interne della Sardegna, spesso meno interessate dal turismo balneare rispetto alle località costiere.
L’idea è creare percorsi nei quali il nuraghe rappresenti il punto centrale dell’esperienza, collegandolo poi alle altre caratteristiche del territorio: enogastronomia, artigianato, paesaggio, tradizioni, ospitalità e produzioni locali.
Il modello immaginato dall’associazione prevede una possibile rete di siti accessibili e collegati tra loro. Anche una percentuale relativamente limitata dei monumenti oggi presenti sul territorio potrebbe, secondo Vargiu, contribuire alla costruzione di una nuova offerta culturale.
L’obiettivo non è trasformare ogni nuraghe in un’attrazione turistica, ma creare una rete capace di valorizzare i siti più significativi e accompagnare i visitatori verso territori differenti. Una simile strategia potrebbe contribuire a distribuire i flussi, aumentare il tempo di permanenza nell’Isola e portare una parte della spesa turistica anche nei piccoli centri dell’interno.
Il progetto nasce anche dalla collaborazione tra realtà differenti. 456 associazioni partner partecipano alla costruzione degli appuntamenti nei diversi Comuni, mettendo in rete competenze e conoscenze locali. Per Sardegna Terra di Nuraghi, fare rete rappresenta una delle condizioni essenziali per riuscire a trasformare un patrimonio così vasto in un progetto regionale.
La collaborazione coinvolge non soltanto gli archeologi, ma anche esperti di marketing, genetica, antropologia, ingegneria ambientale e altri settori, con l’obiettivo di costruire una visione multidisciplinare della civiltà nuragica.
Un altro elemento sottolineato da Pierpaolo Vargiu riguarda il sostegno istituzionale ricevuto dal progetto. Secondo il presidente dell’associazione, i finanziamenti destinati alle iniziative sono arrivati da amministrazioni politicamente differenti, superando la tradizionale contrapposizione tra schieramenti. La valorizzazione del patrimonio nuragico viene quindi presentata come un progetto di interesse generale per la Sardegna, indipendente dalle appartenenze politiche.
L’iniziativa Dialoghi Nuragici in Sardegna guarda già oltre l’edizione in programma. L’obiettivo dichiarato è arrivare in futuro a coinvolgere circa 100 Comuni della Sardegna, ampliando progressivamente la rete di associazioni, esperti e comunità locali.
La crescita del progetto dovrebbe consentire di costruire una rete sempre più capillare, nella quale le diverse realtà territoriali possano condividere esperienze e strumenti per valorizzare il proprio patrimonio archeologico.
Il progetto parte da una convinzione precisa: la civiltà nuragica può rappresentare uno dei principali asset culturali della Sardegna. La valorizzazione dei monumenti non avrebbe infatti soltanto un significato storico e identitario.
Una maggiore capacità di attrarre visitatori potrebbe generare ricadute su numerose filiere economiche locali. Il nuraghe diventerebbe così il punto di partenza di un’esperienza più ampia, nella quale il visitatore possa conoscere storia, paesaggio, prodotti, tradizioni e comunità.
Il primo appuntamento dei Dialoghi Nuragici è in programma il 4 settembre a Stintino. Da quel momento il calendario proseguirà fino a dicembre con incontri e iniziative distribuiti in 42 Comuni della Sardegna.
L’obiettivo dell’associazione Sardegna Terra di Nuraghi è portare il patrimonio nuragico fuori da una dimensione esclusivamente specialistica e renderlo un elemento centrale del racconto culturale e identitario della Sardegna, partendo proprio dalle comunità che vivono ogni giorno accanto a quei monumenti.
Intervista a cura di Stefano Birocchi
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