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Interviste

Villasimius, rimossa rete fantasma di oltre 100 metri dai fondali

micStefano Birocchi, Francesca Frau, Valeria Masalatoday4 Settembre 2026 5

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Villasimius, rete fantasma da pesca recuperata dai fondali dell’Area Marina Protetta

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    Villasimius, rimossa rete fantasma di oltre 100 metri dai fondali Giuseppe Valdes

Una gigantesca rete da pesca abbandonata è finita sui fondali dell’Area Marina Protetta Capo Carbonara, al largo dell’Isola dei Cavoli. Gli operatori l’hanno recuperata nell’ambito di Ghostnet Busters, la giornata organizzata dalla Fondazione MEDSEA insieme all’Area Marina Protetta di Capo Carbonara per contrastare il fenomeno delle cosiddette reti fantasma e sensibilizzare cittadini e operatori sulla tutela del mare.

All’operazione hanno partecipato la Capitaneria di Porto e l’Arma dei Carabinieri, con i rispettivi nuclei di sommozzatori, insieme agli operatori della Fondazione MEDSEA e dell’Area Marina Protetta. A raccontare le attività sono state Francesca Frau, presidente della Fondazione MEDSEA, e Valeria Masala, direttrice dell’Area Marina Protetta Capo Carbonara.

Rete sui fondali di Capo Carbonara

Rete fantasma a Villasimius nociva per decenni

Durante i sopralluoghi, gli operatori hanno individuato due lunghi spezzoni di reti da pesca. Una era una rete giapponese, considerata illegale all’interno dell’Area Marina Protetta e probabilmente abbandonata recentemente. L’altra era invece una vecchia rete da posta, appartenente a una tipologia che, secondo le testimonianze raccolte tra i pescatori, veniva utilizzata anche una ventina di anni fa.

Il problema è che una rete fantasma come quella di Villasimius non smette necessariamente di svolgere la propria funzione. Può continuare a intrappolare e uccidere animali marini per anni o addirittura decenni, trasformandosi in un vero e proprio strumento di pesca fantasma.

Nel caso della rete giapponese, gli operatori avevano trovato anche torpedini intrappolate, destinate a morire. Tra le specie maggiormente esposte ci sono inoltre tartarughe marine, cetacei e altri organismi che possono rimanere impigliati nelle maglie.

Il danno non riguarda soltanto la cattura degli animali. La fauna marina può ingerire le componenti plastiche delle reti e le cime, con ulteriori conseguenze. Inoltre, il progressivo deterioramento dei materiali favorisce il rilascio di microplastiche nell’ecosistema.

Ghost fishing, recuperati oltre cento metri di rete

La rete recuperata durante la giornata di Ghostnet Busters misura circa cento metri, forse anche qualcosa in più. Si tratta di un’enorme quantità di materiale che, se fosse rimasta sul fondale, avrebbe continuato a rappresentare un pericolo per l’ecosistema marino dell’area di Villasimius.

Gli operatori dell’Area Marina Protetta hanno ricevuto una segnalazione con un punto preciso al largo dell’Isola dei Cavoli. Dopo i sopralluoghi hanno individuato le reti e organizzato il recupero.

Per Valeria Masala, il ritrovamento di una rete da pesca illegale all’interno di un’area altamente protetta conferma la necessità di mantenere alta la vigilanza sul mare di Villasimius e sull’Area Marina Protetta Capo Carbonara.

Anche gli operatori del territorio svolgono un ruolo importante nel controllo. Le segnalazioni di pescatori e altri professionisti del mare permettono di intervenire rapidamente quando individuano attrezzature abbandonate o situazioni potenzialmente pericolose.

Dopo il recupero, le reti non finiscono semplicemente a terra. Gli operatori devono occuparsi anche del corretto smaltimento delle attrezzature, e durante la giornata una ditta specializzata ha preso in carico questo passaggio.

Villasimius, pulizia del litorale e sensibilizzazione

Ghostnet Busters ha affiancato all’operazione in mare anche una giornata di pulizia del litorale, coinvolgendo cittadini volontari e operatori di Villasimius. I partecipanti hanno raccolto una grande quantità di rifiuti abbandonati durante il periodo estivo.

L’iniziativa ha unito l’intervento concreto a un’importante attività di sensibilizzazione sul ghost fishing, per spiegare cosa accade quando una rete viene persa o abbandonata e quali conseguenze può provocare sull’ambiente.

Le reti fantasma rappresentano infatti un problema che coinvolge inquinamento, pesca accidentale, perdita di biodiversità e presenza di plastica in mare. La loro rimozione richiede interventi specializzati, ma la prevenzione passa anche dalla responsabilità di chi frequenta e utilizza il mare.

La giornata ha previsto anche un workshop dedicato al ghost fishing e ai rifiuti marini, con l’obiettivo di fornire ai partecipanti informazioni e strumenti per riconoscere il problema e contribuire alla tutela del litorale.

Per Fondazione MEDSEA e Area Marina Protetta Capo Carbonara, la collaborazione tra istituzioni, operatori del mare, associazioni e cittadini rappresenta uno degli strumenti principali per individuare e recuperare le reti abbandonate e ridurre progressivamente l’impatto dei rifiuti sull’ecosistema marino.

 

Intervista a cura di Stefano Birocchi

La Strambata del 04-09-2026

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