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Gli Editoriali de L'Unione Sarda

Le matasse da sbrogliare – di Salvatore Cubeddu

micRadiolinatoday4 Settembre 2026 3

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L’intervento del 04 settembre 2026 – Le matasse da sbrogliare

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    Le matasse da sbrogliare – di Salvatore Cubeddu Giuseppe Valdes

Con questa prima settimana di settembre apriamo il nostro atteso cabudanne. Càbudu de s’annu, non semplicemente come inizio dell’anno scolastico o agrario, ma – quando richiamassimo il termine càbudu, “bandolo” in sardo – quale primo tratto del filo che si vuole estrarre da una matassa. Metaforicamente, si può certo intendere come un inizio, ma quel ricominciare che oggi affermiamo perché capace di offrire senso al dopo, di cui andiamo ad individuare significato e scopo.

Matassa

Consideriamo, quindi, l’ambiente, le istituzioni e taluni aspetti della vita sociale quali matasse di cui afferriamo il bandolo.

L’estate e le sue sei ondate di calore dovrebbero darci una definitiva lezione: sarà difficile tornare indietro anche solo alle calure di una decina di anni orsono, quando i 35° ci apparivano limite invalicabile.

Se anche a Cagliari stazionano giornate con il 40°, nonostante il soffiare dei suoi venti e gli scarti tra mare e terra, vuol dire che bisogna armarsi di coraggio e tirarne le conseguenze: difendersi con il fresco artificiale producendo sistematicamente energia dai nostri tetti.

Dalle case alle scuole passando per qualunque altro edificio.

Così è scritto nello studio dei due ricercatori del Crs4, di cui si è approfondito alcuni giorni or sono.

Ma è pure la proposta per tutta l’Isola, in alternativa alla copertura di pali e specchi nelle campagne

Con la sanità, quello dell’energia resterà il tema cruciale per i consiglieri che abbiamo incaricato di fare le leggi e per gli assessori che devono rispettarne e organizzarne l’applicazione.

Sul tema energetico siamo di nuovo in deficit legislativo, nel mentre niente sappiamo della società elettrica che dovrebbe invece fervere di iniziative.

Eppure al vertice abbiamo persone del mestiere: appassionandosi al tema, ne avrebbero interessanti soddisfazioni personali e a tutti i cittadini insegnerebbero nel concreto come si costruiscono dal basso le comunità energetiche.

E sì: le istituzioni restano la nostra croce e delizia.

Sentite questa: a parlare è la segreteria della federazione (allora unitaria) di Cgil-Cisl-Uil e ci troviamo in questo stesso periodo nel 1978, l’anno di inizio del crollo petrolchimico, delle fibre e del minerario-metallurgico.

I rottami sono lì ancora oggi, nelle zone industriali, e quasi ce ne siamo dimenticati.

L’anno andava così come si era avviato, con un generale e diffuso umore nero.

In un documento uscito il 3 ottobre, la massima dirigenza sindacale della Sardegna rifletteva amaramente sul fatto che “… si è identificata, da parte della Giunta regionale, nella perversa volontà accentratrice del Governo nazionale la causa prima e quasi unica della crisi sarda. Non va sottaciuta la egualmente perversa dissoluzione dell’Autonomia e la alienazione dei poteri dello Statuto Speciale di cui i governi regionali sono quanto meno responsabili primari”.

“Dissoluzione dell’Autonomia” e “alienazione dello Statuto Speciale”.

È il primo documento, che interrompe di fatto l’unità autonomistica, tra i partiti e da parte dei sindacati, cui seguiranno ulteriori decisioni e nuovi protagonismi.

Il gruppo di intellettuali riuniti nell’associazione Nazione Sarda (Antonello Satta, Eliseo Spiga, ma pure Giovanni Lilliu, Elisa Spanu Nivola, Gianfranco Contu e altri), il 20 settembre 1979 lanciano la proposta di Assemblea Costituente del Popolo Sardo: il tema istituzionale si arricchisce di formidabili analisi e lungimiranti proposte.

Sappiamo tutto del valore di quelle proposte, dei percorsi successivi, delle cadute e delle riprese, fino a qualche mese fa, con il Consiglio regionale che dedica al tema di “Chi decide per la Sardegna?” la seduta solenne del 28 aprile 2026.

Siamo vicini: dopo la legge statutaria, il tema è obbligato.

Il Popolo Sardo ha il diritto di riflettere ed il dovere di decidere cosa ci stia a fare al mondo, visto che ha una terra, una cultura, una lingua ed una storia come tutti i popoli che si rispettino.

Noblesse oblige!

E poi andare a vedere di che cosa viviamo, nel senso economico del termine.

Il turismo è di fronte a noi.

Lo volevamo, lo vogliamo, guardiamoci sul serio dentro.

Sono tanti a decidere sul turismo in Sardegna, tanto che dovremmo parlare di più turismi, come specifica e differenza all’interno dello stesso fenomeno.

Conosciamo i modelli, dobbiamo massimizzare le informazioni.

Avere chiara la situazione, con noi ed i nostri interessi (e frustrazioni!) in essa.

In Sardegna non sono pochi sos càbudos da rimettere in ordine.

Salvatore Cubeddu


Gli Editoriali de L'Unione Sarda

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