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Sardegna e cambiamento climatico: cosa rischia l’Isola? Giuseppe Valdes
La Sardegna continua a fare i conti il cambiamento climatico e con una nuova ondata di calore attesa nei prossimi giorni. Un quadro che riporta al centro il tema dei cambiamenti climatici e dell’adattamento agli eventi estremi. A parlarne è Alessio Satta, ingegnere ambientale ed esperto di adattamento climatico, tra i fondatori della Fondazione MEDSEA, collegato da Bruxelles, dove si occupa di cambiamenti climatici e adattamento delle piccole isole per la Commissione Europea.

Secondo Alessio Satta, l’allarme legato a El Niño è giustificato, ma è importante distinguere il fenomeno naturale dal cambiamento climatico. El Niño è infatti un fenomeno che si verifica naturalmente e riguarda il riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico, con conseguenze che possono estendersi su scala globale.
Il punto centrale è che oggi questo fenomeno si inserisce in un pianeta caratterizzato da temperature e oceani eccezionalmente caldi. La sovrapposizione dei diversi fattori può quindi aumentare il rischio di condizioni meteorologiche più estreme, senza però consentire di stabilire automaticamente quali saranno gli effetti specifici di El Niño sulla Sardegna.
Satta sottolinea invece come sulla responsabilità umana nell’attuale accelerazione del cambiamento climatico la comunità scientifica non abbia sostanziali dubbi. I cicli climatici naturali sono sempre esistiti, ma ciò che caratterizza la fase attuale è soprattutto la velocità dell’aumento delle temperature.
I cambiamenti avvenuti nel passato si sono sviluppati spesso nell’arco di centinaia di migliaia di anni, mentre oggi un’accelerazione molto significativa si è verificata in circa un secolo. Una differenza che rende particolarmente rilevanti gli effetti sulla società e sulla civiltà umana.
Il Mediterraneo è uno degli hotspot del cambiamento climatico e, secondo Satta, è anche il mare che si sta riscaldando maggiormente a livello globale. Durante questa estate le temperature del Mediterraneo sono arrivate a livelli tali da renderlo, in alcuni momenti, più caldo dei Caraibi.
Gli effetti non riguardano soltanto il caldo. Tra gli eventi estremi vengono citati piogge intense, forti venti, grandinate, incendi e siccità, fenomeni che stanno interessando diverse aree d’Europa. La siccità, in particolare, può produrre conseguenze anche sulla stabilità del terreno e sulle infrastrutture.
Per la Sardegna il quadro comprende acqua, agricoltura, incendi, salute, turismo ed erosione costiera. L’isola presenta però anche alcuni elementi di resilienza costruiti nel corso dei decenni. La presenza di un sistema di dighe e di infrastrutture per l’accumulo dell’acqua ha consentito in alcune situazioni di affrontare meglio i periodi siccitosi.
Un altro elemento riguarda il mare e le coste. Gli eventi estremi invernali possono accelerare l’erosione e modificare gli equilibri costieri. Dune, zone umide e praterie di Posidonia svolgono in questo senso una funzione fondamentale: contribuiscono a ridurre l’energia delle onde, trattenere i sedimenti, rallentare l’acqua e proteggere le aree urbanizzate.
La Posidonia oceanica, in particolare, rappresenta una sorta di barriera naturale sommersa. Le sue praterie aiutano a ridurre l’impatto delle mareggiate e contribuiscono alla stabilità dei sedimenti, oltre a essere habitat fondamentali per la biodiversità marina.
Anche il suolo naturale rappresenta una risorsa importante. Un terreno non impermeabilizzato riesce infatti a trattenere maggiormente l’acqua e a contribuire alla riduzione dell’erosione. Da qui l’importanza delle cosiddette soluzioni basate sulla natura, che puntano a proteggere o ripristinare gli ecosistemi invece di sostituirli con infrastrutture artificiali.
Per Satta la Sardegna rappresenta già un laboratorio mediterraneo per l’adattamento climatico, grazie a progetti sviluppati da Regione, Comuni, agenzie e altri soggetti. Anche la Fondazione MEDSEA lavora con diverse aree marine protette dell’isola sulla conservazione e il ripristino della Posidonia.
La Sardegna dispone inoltre di una Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici adottata nel 2019. La sfida, oggi, non consiste quindi soltanto nel definire nuovi documenti strategici, ma soprattutto nel mettere in pratica quanto già previsto, individuando risorse, competenze tecniche e strumenti amministrativi capaci di trasformare gli indirizzi in progetti concreti.
Il cambiamento climatico, sottolinea Satta, non può essere considerato una questione esclusivamente ambientale. Turismo, agricoltura, cultura, educazione, infrastrutture e pianificazione urbana devono essere coinvolti in una strategia comune.
Uno dei passaggi più importanti riguarda proprio le città. Secondo l’esperto, non è più possibile progettare una strada, un’area verde, un quartiere o un intervento costiero senza considerare gli effetti del cambiamento climatico. La cementificazione e l’impermeabilizzazione del suolo aumentano il calore urbano e rendono più difficoltosa la gestione delle piogge intense.
Costruire città più fresche e capaci di assorbire meno calore significa anche ridurre la necessità di utilizzare i condizionatori, con effetti sui consumi energetici e sulle bollette. Il tema riguarda quindi anche la dimensione sociale: non tutte le persone possono permettersi l’energia necessaria per raffrescare la propria abitazione.
Per la Sardegna, le priorità indicate da Satta sono acqua, coste, incendi, infrastrutture, agricoltura ed ecosistemi. L’obiettivo è accelerare il passaggio dalla discussione sull’emergenza alla realizzazione di interventi di adattamento capaci di rendere il territorio più resiliente di fronte agli eventi estremi.
Intervista a cura di Stefano Birocchi
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