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Il peperoncino di Turri conquista il mercato nazionale Giuseppe Valdes
Il 3 settembre si celebra la Giornata nazionale del peperoncino, una ricorrenza inserita dal 2017 nel Calendario del Cibo Italiano. Un prodotto che negli ultimi decenni ha trovato un ambiente particolarmente favorevole anche in Sardegna, dove alcune aziende agricole hanno iniziato a investire nella sua coltivazione.
Tra queste c’è la famiglia Picchedda di Turri, nel Medio Campidano, azienda storicamente legata allo zafferano che ha progressivamente ampliato la propria produzione dedicando sempre più spazio al peperoncino. A raccontare questa esperienza è Sandro Picchedda, produttore agricolo di Turri, impegnato in questi giorni nella raccolta.

La storia della famiglia Picchedda è legata soprattutto allo zafferano, coltivazione tradizionale del territorio e attività che rappresenta ancora oggi una parte importante dell’azienda. Il peperoncino è arrivato inizialmente come coltura complementare.
La prima idea risale al 1995, quando la famiglia pensò di introdurre il peperoncino per utilizzare i periodi dell’anno non occupati dalla raccolta dello zafferano. Con il passare del tempo, però, la coltivazione ha assunto un peso sempre maggiore.
Il peperoncino è diventato una delle produzioni principali dell’azienda di Turri, anche grazie alla sua capacità di adattarsi alle condizioni climatiche della Sardegna. La pianta ama il caldo e offre inoltre un periodo di raccolta più ampio rispetto allo zafferano, consentendo agli agricoltori una maggiore flessibilità nella gestione della coltura.
Secondo Sandro Picchedda, le caratteristiche climatiche dell’Isola possono rappresentare un vantaggio per questa coltivazione. Il peperoncino reagisce bene alle alte temperature e può quindi inserirsi tra le colture capaci di adattarsi meglio alle condizioni determinate dal cambiamento climatico.
A Turri, in questi giorni, i campi sono nel pieno della raccolta. Il caldo non rappresenta necessariamente un ostacolo per la pianta, che trova nelle temperature elevate condizioni favorevoli alla crescita.
La produzione sarda, secondo il produttore, rappresenta inoltre una realtà significativa rispetto al mercato nazionale. Clima, territorio e condizioni ambientali contribuiscono alla qualità del prodotto, soprattutto nella fase di essiccazione.
Uno degli aspetti più interessanti della produzione della famiglia Picchedda riguarda la varietà coltivata da oltre trent’anni. Si tratta di un Cayenna selezionato e adattato progressivamente al territorio di Turri. L’azienda utilizza da circa 30 anni gli stessi semi, attraverso un processo di selezione che ha portato la varietà ad assumere caratteristiche particolarmente legate all’ambiente nel quale viene coltivata.
Il percorso potrebbe presto essere studiato anche dal punto di vista scientifico. L’azienda è infatti interessata a una collaborazione con i centri di ricerca dell’Università degli Studi di Cagliari per caratterizzare la varietà sviluppatasi nel corso dei decenni.
La lunga selezione effettuata dall’azienda potrebbe contribuire a definire una varietà fortemente legata al territorio. Dopo oltre 30 anni di coltivazione e selezione, il peperoncino di Turri presenta caratteristiche che lo distinguono e che potrebbero essere oggetto di una specifica caratterizzazione scientifica.
Per Picchedda si tratta di un prodotto ormai profondamente legato all’ambiente nel quale è stato coltivato per generazioni. Un peperoncino che, oltre alla componente piccante, sviluppa anche una forte componente aromatica. È proprio questo equilibrio tra piccantezza e profumo uno degli elementi sui quali l’azienda punta maggiormente.
La piccantezza dei peperoncini viene normalmente misurata attraverso la scala Scoville, che quantifica la presenza di capsaicina e quindi il livello di piccantezza. La varietà coltivata a Turri si colloca intorno alle 50.000 unità Scoville, un livello significativo ma che, secondo Picchedda, consente ancora di apprezzare le caratteristiche aromatiche del prodotto.
L’obiettivo non è infatti raggiungere necessariamente livelli estremi di piccantezza. Un peperoncino troppo aggressivo rischia di coprire il sapore degli altri ingredienti, mentre un prodotto equilibrato può essere utilizzato in un numero maggiore di preparazioni.
La famiglia Pichcedda ha scelto da tempo la strada della diversificazione della produzione, utilizzando il peperoncino anche come ingrediente per altri prodotti realizzati dall’azienda. Il peperoncino entra così in diverse preparazioni, tra cui pasta e tisane, ampliando le possibilità di utilizzo della materia prima e creando una filiera che parte dalla coltivazione e arriva direttamente al prodotto destinato al consumatore. Questa strategia consente di valorizzare maggiormente la produzione agricola e di trasformare il peperoncino in una componente riconoscibile dell’offerta aziendale.
La domanda di peperoncino prodotto in Sardegna non si limita al mercato locale. Il principale sbocco commerciale dell’azienda è il mercato nazionale, mentre la Sardegna continua ad assorbire una quantità importante di prodotto.
Un ruolo significativo è svolto anche dai negozi specializzati in prodotti sardi, attraverso i quali il peperoncino e le altre produzioni dell’azienda raggiungono consumatori interessati alle eccellenze agroalimentari dell’Isola.
La costruzione di una filiera sempre più integrata rappresenta quindi una delle direzioni intraprese dalla famiglia Picchedda, con coltivazione, trasformazione e commercializzazione che dialogano all’interno dello stesso percorso produttivo.
La storia della produzione di Turri mostra anche come una coltura inizialmente pensata per integrare un’attività agricola tradizionale possa diventare progressivamente una risorsa economica autonoma. Il peperoncino si inserisce bene nel clima della Sardegna, ha esigenze produttive compatibili con le temperature elevate e permette di diversificare le attività agricole. Per aziende già impegnate in colture tradizionali, può quindi rappresentare una possibilità aggiuntiva per ampliare l’offerta.
Intervista a cura di Stefano Birocchi
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