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Procrastinazione, perché rimandiamo tutto a settembre?

micFrancesca Figus, Francesca Basiletoday4 Settembre 2026 15

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Procrastinare non è pigrizia: la psicologa Francesca Basile spiega perché rimandiamo

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    Procrastinazione, perché rimandiamo tutto a settembre? Giuseppe Valdes

“Ci aggiorniamo a settembre” è una delle frasi più utilizzate quando arriva l’estate, ma dietro l’abitudine di rimandare impegni, decisioni e attività può esserci un meccanismo psicologico molto più complesso della semplice pigrizia. La procrastinazione è infatti un fenomeno molto diffuso e può incidere sul benessere quotidiano, soprattutto quando diventa un comportamento ricorrente.

A parlarne è Francesca Basile, psicologa, che ha analizzato il rapporto tra procrastinazione, pressione, motivazione e percezione del tempo. Secondo i dati citati durante l’intervento, circa il 15-20% degli adulti soffre di procrastinazione cronica, mentre tra i più giovani la percentuale può arrivare fino al 75%.

La frase “ci aggiorniamo a settembre” diventa così una sorta di meccanismo di difesa collettivo. Nei mesi estivi, dopo aver affrontato scadenze e impegni per gran parte dell’anno, la mente può cercare una pausa e spostare ciò che richiede energia verso un momento futuro.

Foto simbolo realizzata con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale

Procrastinare non è pigrizia: cosa succede nella nostra mente

Procrastinare non significa necessariamente essere pigri. Come spiega Francesca Basile, chi rimanda spesso non evita qualsiasi attività, ma può essere particolarmente selettivo rispetto alle cose che decide di posticipare. Una persona può essere estremamente attiva e produttiva in alcuni ambiti e continuare a rimandare una specifica attività.

La procrastinazione può inoltre manifestarsi in maniera diversa a seconda del contesto. Alcune persone tendono a rimandare soprattutto gli impegni della vita privata, mentre altre possono avere maggiori difficoltà sul lavoro. A incidere possono essere anche la pressione esterna, il tipo di attività e il modo in cui percepiamo la ricompensa legata a ciò che dobbiamo fare.

Uno dei meccanismi citati da Basile è il cosiddetto bias del presente, concetto associato agli studi di Daniel Kahneman. In sostanza, tendiamo a dare un peso maggiore alle ricompense immediate rispetto ai benefici futuri. Rimandare un compito può quindi produrre nell’immediato una sensazione di sollievo, anche se successivamente l’attività torna a pesare sulla nostra mente.

È proprio questo sollievo immediato a rendere la procrastinazione particolarmente insidiosa. Dire “lo farò a settembre” permette di liberarsi temporaneamente della pressione, ma non elimina l’impegno. Quando il momento del futuro arriva, la lista delle cose da fare può essere ancora lì e accompagnarsi a senso di colpa, stress e ulteriore difficoltà a iniziare.

“Si lavora meglio sotto pressione”: perché può essere una trappola

Un’altra convinzione molto diffusa è che si lavori meglio sotto pressione. Secondo Basile, però, trasformare costantemente la pressione in uno strumento di motivazione può diventare una vera e propria trappola. La pressione può certamente spingere una persona ad agire nell’immediato, ma vivere continuamente con la sensazione di avere una scadenza che incombe rischia di generare pesantezza mentale e disinvestimento.

Quando il traguardo sembra continuamente spostarsi, può diminuire anche la sensazione di soddisfazione legata a ciò che si è riusciti a fare. Per questo la psicologa invita a essere più indulgenti e compassionevoli verso se stessi.

Non significa smettere di agire o giustificare qualsiasi rinvio, ma evitare che il rimprovero diventi un ulteriore ostacolo. L’automotivazione e un approccio più costruttivo possono favorire una maggiore gratificazione durante il percorso. La differenza è importante: invece di aspettare il momento perfetto per affrontare tutto, è più utile iniziare da qualcosa di concreto e facilmente raggiungibile.

Come smettere di procrastinare: i tre consigli di Francesca Basile

Il primo suggerimento è abbandonare il rimprovero e partire da un piccolo passo. Dopo aver rimandato un impegno per settimane o mesi, continuare a colpevolizzarsi non aiuta necessariamente a risolverlo. Una domanda utile può essere: qual è la cosa più piccola e semplice che posso fare oggi per iniziare a sbloccare questa situazione?

Il secondo consiglio riguarda i compiti che richiedono pochissimo tempo. Una telefonata, una risposta a una mail, il contatto con una persona o la verifica di un dato possono essere attività molto semplici, ma spesso vengono comunque rimandate. Affrontare rapidamente diversi piccoli impegni permette di vedere risultati concreti e può generare una sensazione di gratificazione.

Il terzo punto è evitare i cosiddetti “maxi-vistoni”, cioè l’idea di trasformare settembre in un nuovo inizio totale. Iscriversi contemporaneamente in palestra, iniziare una dieta drastica, frequentare tre corsi, cambiare completamente abitudini e pretendere di raggiungere subito tutti gli obiettivi può creare aspettative difficili da sostenere.

Per Basile, invece, sono i piccoli passi a costruire il percorso. Ridurre la dimensione degli obiettivi permette di renderli più concreti e affrontabili, evitando che una lista eccessiva di propositi finisca per diventare essa stessa una nuova fonte di pressione.

Settembre, quindi, non deve necessariamente rappresentare il momento in cui “recuperare tutto”. Può diventare semplicemente il momento in cui iniziare una cosa alla volta, con obiettivi realistici e una maggiore attenzione al proprio benessere mentale.

 

 

Intervista a cura di Francesca Figus

Caffè Corretto del 04-09-2026

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