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Omicidio Pusceddu: il delitto sarebbe stato preparato per mesi Giuseppe Valdes
Svolta nelle indagini sull’omicidio di Marco Pusceddu, il soccorritore del 118 ucciso a colpi di pistola il 7 agosto 2025 a Buddusò. Quattro persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Sassari, Giuseppe Grotteria, su richiesta della Procura. Una quinta persona è invece indagata a piede libero per favoreggiamento. A fare il punto sulla vicenda, ai microfoni di Radiolina, è stato Francesco Pinna, giornalista de L’Unione Sarda.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, alla base dell’agguato ci sarebbero forti contrasti personali e sentimentali, ma anche rancori maturati nell’ambiente professionale. Tra gli indagati figurano Maria Cristina Falchi, ex compagna della vittima, e Ramon Pirosu, collega e amico di Pusceddu. I due, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero incaricato due uomini, Bronzo Ahmetovic e Dejane Hadzovic, di eseguire l’omicidio, pagando circa 15 mila euro.

Per il gip, l’omicidio sarebbe stato preceduto da un primo tentativo fallito. La notte del 28 aprile 2025 Pusceddu sarebbe stato attirato in una zona isolata nelle campagne di Flumentepido, a Carbonia, con la scusa di un problema a una ruota dell’auto. Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, Pirosu avrebbe chiesto alla vittima di fermarsi per aiutarlo.
Una volta sceso dalla macchina, Pusceddu sarebbe stato aggredito alle spalle e colpito alla testa con una piccozza da muratore. L’uomo riportò una grave frattura cranica e fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico. La piccozza è stata successivamente recuperata dagli investigatori. Per il giudice, non si sarebbe trattato quindi di una semplice aggressione, ma di un primo piano per eliminare la vittima.
Fallito quel tentativo, secondo l’accusa sarebbe stato organizzato un secondo agguato. Il 7 agosto 2025 Ahmetovic e Hadzovic avrebbero raggiunto Buddusò a bordo di una Lancia Musa. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza avrebbero permesso agli investigatori di ricostruire il percorso della vettura, sia durante il viaggio verso il paese sia nella successiva fuga.
Pusceddu sarebbe stato sorpreso mentre si trovava al lavoro e ucciso con quattro colpi di pistola. Un elemento ritenuto decisivo per l’inchiesta è stato il ritrovamento dell’arma che, secondo gli accertamenti balistici, sarebbe stata utilizzata per il delitto.
La pistola, una semiautomatica calibro 7,65 Browning Llama modello “XA Especial” con matricola abrasa, è stata recuperata nel gennaio 2026 durante una perquisizione nell’insediamento di Caput Acquas, a Carbonia, all’interno della roulotte di Hadzovic.
Gli investigatori hanno ricostruito la vicenda attraverso intercettazioni, tabulati telefonici, videosorveglianza, accertamenti sugli spostamenti e sequestri. Nell’ordinanza vengono inoltre citati la cancellazione di messaggi, alcune versioni ritenute contraddittorie e presunti tentativi di influenzare le dichiarazioni di altre persone.
Tra gli elementi dell’inchiesta emergerebbe anche un complesso intreccio di rapporti sentimentali. Secondo l’ipotesi degli investigatori, Pirosu avrebbe avuto una relazione con Maria Cristina Falchi, ex compagna di Pusceddu, mentre avrebbe mantenuto anche un rapporto con Marta Cadeddu, altra donna legata alla vicenda e ora indagata a piede libero per favoreggiamento.
Secondo quanto riferito da Francesco Pinna, proprio i rapporti personali avrebbero avuto un ruolo importante nella ricostruzione del possibile movente. Tra gli elementi valutati dagli investigatori ci sarebbero anche alcune intercettazioni nelle quali sarebbero emerse espressioni riconducibili a un forte desiderio di vendetta.
Per le quattro persone arrestate sono ora attesi gli interrogatori di garanzia in carcere. Gli indagati hanno nominato come difensori gli avvocati Alessandro Corrias, Alessandra Ferrara e Alessio De Gregoris. L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Sassari, mentre le attività investigative sono state condotte dai carabinieri impegnati sul territorio del Sulcis-Iglesiente e nella ricostruzione dell’omicidio avvenuto a Buddusò.
Intervista a cura di Giulio Zasso e Michele Ruffi
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