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Scuola, la Sardegna tra le regioni con più istituti senza climatizzatori Giuseppe Valdes
L’emergenza caldo torna al centro del dibattito sull’avvio dell’anno scolastico in Sardegna. Molte scuole dell’Isola non dispongono di climatizzatori e i fondi messi a disposizione non sembrano sufficienti per intervenire su tutti gli istituti. A parlarne è Massimo Depau, presidente ANP Sardegna, per fare il punto sulle condizioni delle scuole e sulle responsabilità dei dirigenti scolastici. La Sardegna si trova tra le regioni italiane con il maggior numero di scuole non climatizzate.
La situazione diventa particolarmente delicata nei periodi caratterizzati da temperature elevate, soprattutto nelle aule più esposte al sole. Per Depau, le risorse stanziate rappresentano soltanto un primo intervento: servono ulteriori finanziamenti per permettere alle scuole di affrontare il problema in modo strutturale.

Secondo il presidente di ANP Sardegna, i finanziamenti disponibili non coinvolgono tutti gli istituti e non permettono di intervenire contemporaneamente su tutte le aule. Le scuole dovranno quindi stabilire delle priorità, partendo dagli ambienti che soffrono maggiormente il caldo.
Depau invita i dirigenti scolastici a utilizzare le risorse disponibili per migliorare prima di tutto le condizioni delle aule più esposte a sud, dove le temperature possono raggiungere livelli particolarmente elevati. L’obiettivo resta quello di estendere progressivamente gli interventi anche agli altri spazi.
Il presidente di ANP Sardegna considera quindi i fondi attuali un primo passo. «Non sono sufficienti», spiega, ma possono consentire ai dirigenti di avviare gli interventi più urgenti. L’associazione continuerà a chiedere al ministero nuove risorse per la climatizzazione delle scuole.
La questione riguarda anche il personale che continua a lavorare negli istituti durante i mesi estivi. Le segreterie dispongono spesso di ambienti climatizzati, mentre la situazione può risultare più difficile per i collaboratori scolastici. Per questo Depau racconta di aver modificato gli orari di servizio nella propria scuola, anticipando l’attività nelle giornate più calde.
Il problema delle alte temperature non riguarda soltanto il comfort. Per i dirigenti scolastici entra in gioco anche il tema della sicurezza sul lavoro e della valutazione del rischio microclima. Il dirigente, in qualità di datore di lavoro, deve infatti valutare i rischi presenti nell’ambiente scolastico e adottare le misure necessarie per tutelare studenti e personale.
Il riferimento è al Decreto legislativo 81/2008, che disciplina la sicurezza nei luoghi di lavoro. Depau sottolinea come il ruolo del dirigente scolastico sia cambiato profondamente rispetto al passato. Oggi chi guida un istituto deve affrontare numerose responsabilità legate anche alla sicurezza e al benessere delle persone che frequentano la scuola.
In caso di problemi di salute legati alle condizioni ambientali, il dirigente deve poter dimostrare di aver adottato tutte le misure possibili. Per questo Depau invita i colleghi a partecipare ai bandi e agli strumenti disponibili per ottenere finanziamenti destinati alla climatizzazione.
La strategia, secondo ANP Sardegna, deve procedere per priorità. Prima le aule maggiormente esposte al caldo, poi gli altri ambienti. In questo modo le scuole possono utilizzare le risorse disponibili e dimostrare di aver agito per ridurre i rischi.
L’emergenza caldo potrebbe diventare un problema sempre più frequente anche nei prossimi anni. Per questo Depau considera necessario aprire una riflessione anche sul calendario scolastico, soprattutto nelle regioni che registrano temperature elevate già a settembre.
Il presidente di ANP Sardegna si dice favorevole, per realtà come Sardegna e Sicilia, a valutare un inizio delle lezioni più avanti nel mese. Una possibile soluzione potrebbe prevedere un leggero spostamento delle vacanze durante l’anno, ad esempio nel periodo natalizio o pasquale.
L’obiettivo sarebbe quello di evitare che studenti e personale affrontino le prime settimane di scuola durante le fasi più intense del caldo. Secondo Depau, il tema non riguarda soltanto l’anno scolastico 2026-2027, ma richiede una programmazione destinata a diventare strutturale alla luce dell’aumento delle temperature.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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