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Ep. 31 – Il Cosmo nascosto da un milione di Satelliti Manuel Floris, Paolo Ferri
I satelliti artificiali stanno diventando sempre più numerosi e rischiano di cambiare per sempre il modo in cui osserviamo il cielo. A lanciare l’allarme è il fisico Paolo Ferri, già dirigente del Dipartimento di Operazioni Spaziali dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e responsabile di missioni come Rosetta, Mars Express ed ExoMars. Ferri, primo italiano inserito nel 2020 nella Hall of Fame della International Astronautical Federation.
Il tema riguarda non soltanto gli astronomi professionisti, ma anche chiunque voglia continuare a osservare le stelle a occhio nudo. La crescita delle megacostellazioni satellitari, a partire da Starlink, sta infatti aumentando il numero di oggetti artificiali visibili nel cielo, soprattutto nelle ore successive al tramonto e prima dell’alba, quando i satelliti possono ancora essere illuminati dal Sole mentre il cielo sulla Terra è già buio.

Il numero dei satelliti in orbita è in continua crescita. Secondo Ferri, i satelliti attivi sono oggi circa 16.000, una cifra destinata ad aumentare rapidamente nei prossimi anni. La maggior parte delle nuove installazioni riguarda l’orbita terrestre bassa, dove operano soprattutto satelliti per l’osservazione della Terra e le grandi costellazioni dedicate alle telecomunicazioni.
I satelliti sono ormai diventati fondamentali per numerosi servizi utilizzati quotidianamente. Navigazione GPS, telecomunicazioni, meteorologia, monitoraggio ambientale, agricoltura e gestione delle emergenze dipendono in misura crescente dalle infrastrutture spaziali. Anche alcuni sistemi finanziari utilizzano i satelliti per la sincronizzazione dei servizi.
Non tutti i satelliti, però, sono visibili dalla Terra. Quelli collocati nelle orbite più basse, generalmente tra alcune centinaia e circa mille chilometri di quota, possono apparire come punti luminosi in rapido movimento. Il fenomeno è particolarmente evidente al crepuscolo, quando il Sole è già tramontato per chi osserva da Terra ma continua a illuminare gli oggetti che si trovano in orbita.
I satelliti geostazionari, invece, si trovano a circa 36.000 chilometri dalla superficie terrestre e normalmente non sono visibili a occhio nudo. La vera trasformazione del cielo notturno riguarda quindi soprattutto la progressiva occupazione delle orbite basse.
Il principale esempio della nuova era delle megacostellazioni è Starlink, il sistema satellitare di SpaceX progettato per fornire connessioni Internet ad alta velocità. Ferri sottolinea che dei circa 16.000 satelliti attivi, oltre 10.000 appartengono già alla costellazione Starlink, mentre altri operatori stanno sviluppando sistemi analoghi.
La crescita potrebbe essere enorme. SpaceX ha avanzato piani per portare la propria costellazione a decine di migliaia di satelliti, mentre nel settore spaziale si stanno sviluppando ulteriori progetti legati alle telecomunicazioni, alla raccolta dati e, in prospettiva, anche alla realizzazione di infrastrutture informatiche nello spazio.
Per gli astronomi il problema è duplice. Da una parte c’è la riflessione della luce solare da parte dei satelliti, che può produrre strisce e punti luminosi nelle immagini astronomiche. Dall’altra esiste un problema legato alle frequenze radio, perché le costellazioni satellitari possono interferire con le osservazioni effettuate attraverso i radiotelescopi.
L’inquinamento luminoso non è comunque un problema nuovo. Da decenni gli osservatori astronomici professionali vengono costruiti in aree remote e in quota proprio per ridurre l’effetto delle luci artificiali delle città. La proliferazione dei satelliti introduce però una nuova fonte di disturbo che non può essere eliminata semplicemente spostando un telescopio in una zona più buia della Terra.
Il rischio è che il cielo venga progressivamente popolato da oggetti artificiali, rendendo più difficile distinguere nelle osservazioni astronomiche la luce proveniente dagli oggetti naturali da quella riflessa dai satelliti.
Il problema non riguarda soltanto l’astronomia. Secondo Ferri, una crescita fino a un milione di satelliti solleverebbe interrogativi importanti anche sul piano ambientale e sulla gestione del traffico orbitale.
Tra le ipotesi discusse negli ultimi anni c’è anche quella di realizzare data center nello spazio, sfruttando l’energia solare e l’ambiente spaziale per alimentare e raffreddare grandi infrastrutture informatiche. Una simile soluzione potrebbe ridurre alcuni consumi terrestri, ma richiederebbe un numero enorme di lanci e di satelliti, con conseguenze ambientali ancora da valutare.
Un altro problema è rappresentato dal rientro atmosferico dei satelliti al termine della loro vita operativa. I satelliti in orbita bassa sono progettati per essere fatti rientrare nell’atmosfera quando non sono più utilizzabili. Con un numero molto maggiore di oggetti, aumenterebbe però anche la quantità di materiale sottoposto a distruzione durante il rientro.
Ferri richiama l’attenzione proprio sulla questione dei numeri. Se una costellazione arrivasse a un milione di satelliti con una vita operativa media di circa cinque anni, sarebbe necessario sostituirne mediamente circa 200.000 ogni anno. Questo significherebbe mantenere un ritmo elevatissimo di lanci e rientri atmosferici.
Il problema diventa quindi sistemico: più satelliti significano più lanci, più traffico orbitale, più rientri e una maggiore pressione sull’ambiente spaziale e terrestre.
Un ulteriore rischio è quello delle collisioni in orbita. Con l’aumento della densità di oggetti nello spazio cresce la necessità di monitorare costantemente le traiettorie e di effettuare manovre per evitare gli impatti. Una collisione potrebbe inoltre generare numerosi frammenti, alimentando il problema dei detriti spaziali.
Per Ferri, il punto centrale è la mancanza di una vera regolamentazione internazionale sul numero complessivo di satelliti che possono essere collocati nelle orbite terrestri. Stati Uniti, Cina, Europa e operatori privati stanno sviluppando nuovi sistemi mentre lo spazio vicino alla Terra diventa una risorsa sempre più contesa.
Il dibattito coinvolge quindi interessi molto diversi: aziende private, governi, astronomi, operatori delle telecomunicazioni e comunità scientifica. Da una parte i satelliti offrono servizi ormai indispensabili; dall’altra la loro crescita incontrollata potrebbe compromettere la capacità di osservare il cielo e aumentare i rischi ambientali e di traffico orbitale.
Ferri considera possibile che i costi elevati possano rallentare spontaneamente alcuni dei progetti più ambiziosi. Ma, nel frattempo, gli astronomi chiedono che venga definito un quadro internazionale capace di stabilire regole comuni per l’utilizzo delle orbite terrestri, prima che la crescita delle megacostellazioni renda il problema ancora più difficile da gestire.
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