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Crisi dei locali nei paesi sardi: addio a più di 500 attività dal 2019 Cristian Asara
Tra il 2019 e il 2025 il tessuto commerciale della Sardegna ha registrato la perdita di 523 bar, passando da 6.016 a 5.493 esercizi attivi. Il calo complessivo si attesta all’8,7%, un andamento comunque più contenuto rispetto alla media nazionale italiana, scesa del 14,2%. La criticità maggiore riguarda la collocazione geografica delle serrande abbassate: quasi l’80% delle cessazioni si concentra nei centri minori. Nei comuni non capoluogo sono infatti sparite 415 attività (-9,3%), mentre nelle cinque città principali la flessione si è fermata al 7,1%.

L’analisi provinciale mostra andamenti eterogenei sul territorio regionale. In termini percentuali, la contrazione più marcata appartiene al Sud Sardegna con un -11,7%, seguita dall’area di Sassari al -10,2% e da quella di Oristano al -9,2%. Le province di Nuoro e Cagliari hanno mostrato invece una tenuta migliore, limitando le perdite rispettivamente al 5,3% e al 5,4%. Guardando i valori assoluti, il territorio sassarese paga il tributo più pesante con 236 saracinesche abbassate, seguito dal Sud Sardegna con 118 chiusure. Tra le città capoluogo spicca il crollo di Oristano, che ha perso oltre il 21% dei propri locali.
Sul piano finanziario, Confesercenti Sardegna calcola che la riduzione delle attività abbia sottratto circa 156,9 milioni di euro all’anno di ricchezza locale. La quota più pesante, pari a 124,5 milioni di euro, grava proprio sulle comunità rurali e dell’interno.
Nei piccoli centri la chiusura del bar di paese va oltre il dato contabile: cancella un punto di ritrovo quotidiano, deprime l’indotto dei fornitori locali e riduce l’occupazione, accelerando il fenomeno dello spopolamento delle zone interne. Nonostante la crisi, la Sardegna vanta ancora una densità elevata a livello nazionale, con 3,52 bar ogni mille residenti (seconda solo alla Liguria). Per le associazioni di categoria, difendere questi presidi di prossimità attraverso misure di sostegno mirate rappresenta una scelta indispensabile per garantire la continuità della vita nei territori più isolati.
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