• home Home
  • keyboard_arrow_right Podcast
  • keyboard_arrow_rightSardara, assalto all’armeria: allarme sicurezza in Sardegna
play_arrow

Interviste

Sardara, assalto all’armeria: allarme sicurezza in Sardegna

micEgidiangela Sechi, Massimo Crivelli today19 Ottobre 2026

Sfondo
share close

Sardara, assalto all’armeria e rischio criminalità: l’allarme di Massimo Crivelli

  • cover play_arrow

    Sardara, assalto all’armeria: allarme sicurezza in Sardegna Egidiangela Sechi, Massimo Crivelli

L’assalto all’armeria di Sardara riaccende l’allarme sulla sicurezza in Sardegna. Gli investigatori dovranno chiarire se il raid nasconda legami con la criminalità organizzata e se gli autori cercassero armi da utilizzare in altre attività illecite.

Secondo la ricostruzione discussa durante l’intervista, quattro uomini incappucciati avrebbero raggiunto l’attività a bordo di un fuoristrada. Il gruppo avrebbe distrutto le telecamere e disseminato chiodi a tre punte lungo la strada per ostacolare l’arrivo delle forze dell’ordine. Durante l’irruzione sarebbe scoppiato anche uno scontro a fuoco.

Massimo Crivelli, vicedirettore de L’Unione Sarda, considera l’episodio particolarmente preoccupante per il livello di preparazione dimostrato dagli aggressori. «Sicuramente si tratta di una banda ben organizzata e assai pericolosa», afferma il giornalista.

L’armeria dopo l’irruzione, nei riquadri il muro e il vetro della finestra di casa di Isaia Steri crivellato di colpi e i chiodi a tre teste di cui è stata disseminata la strada (unionesarda.it)

Assalto all’armeria di Sardara, una dinamica inquietante

La dinamica del raid suggerisce una pianificazione accurata. Secondo quanto riferito nell’intervista, gli autori avrebbero danneggiato i sistemi di videosorveglianza prima di entrare nell’armeria. Inoltre, avrebbero disseminato la strada di chiodi a tre punte per rallentare eventuali pattuglie in arrivo.

Durante l’azione si sarebbe verificato uno scontro a fuoco con il titolare dell’attività. Anche il padre della titolare avrebbe rischiato la vita. L’uomo avrebbe cercato di reagire affacciandosi alla finestra. Successivamente, le immagini avrebbero mostrato numerosi colpi sulla finestra e sul cornicione. Questi dettagli alimentano le preoccupazioni sulla pericolosità degli aggressori. Gli inquirenti dovranno ricostruire le diverse fasi dell’irruzione e identificare i responsabili.

Le armi rubate potrebbero alimentare nuove attività criminali

Il principale interrogativo riguarda la destinazione delle eventuali armi sottratte. Gli investigatori dovranno verificare se gli aggressori abbiano agito proprio per procurarsi armi da utilizzare in altre operazioni.

Tra le ipotesi citate durante l’intervista figurano le rapine e gli assalti ai portavalori, un fenomeno che in passato ha interessato anche la Sardegna. Al momento, però, non ci sono elementi sufficienti per collegare il raid a specifici gruppi criminali o a future azioni.

Crivelli richiama l’attenzione su questo rischio: «Purtroppo fa presagire la possibilità che queste armi possano essere utilizzate per rapine, in particolare per assalti ai portavalori, come è successo anche in passato».

Le indagini dovranno quindi chiarire se gli autori abbiano sottratto armi e se intendano destinarle ad altre attività illecite. Gli investigatori cercheranno anche eventuali collegamenti con organizzazioni già note.

Dal furto di Campomela ai precedenti criminali in Sardegna

Nel corso dell’intervista, Crivelli ricorda il furto del 1997 al deposito militare di Campomela. Secondo la ricostruzione citata durante la trasmissione, quel materiale avrebbe alimentato per anni la disponibilità di armi e altri strumenti presso ambienti criminali.

Il giornalista richiama anche il ritrovamento di mine antiuomo in un ovile dell’Ogliastra, avvenuto anni dopo. Una parte del materiale, secondo quanto riferito, non sarebbe stata recuperata.

Un altro riferimento riguarda l’inchiesta sugli assalti ai portavalori e gli undici arresti eseguiti nel luglio precedente all’intervista dalla magistratura, nell’ambito di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia. Il precedente solleva una domanda: dopo lo smantellamento di un gruppo criminale, potrebbe emergere una nuova formazione? Crivelli osserva: «Sicuramente c’è un ricambio, per certi versi anche generazionale, nelle bande criminali organizzate».

Questa considerazione non dimostra l’esistenza di una nuova banda responsabile del raid di Sardara. Evidenzia, tuttavia, la necessità di verificare eventuali nuovi assetti e possibili collegamenti con precedenti organizzazioni.

Mercato clandestino e furti, le possibili fonti delle armi

Per comprendere il fenomeno, occorre analizzare soprattutto i canali attraverso cui i gruppi criminali si procurano le armi. Crivelli individua due possibilità: il mercato clandestino oppure la sottrazione diretta attraverso furti e assalti mirati.

Nel caso di Sardara, gli investigatori dovranno ricostruire l’obiettivo del raid e verificare l’eventuale presenza di complici. Sarà inoltre importante capire se gli aggressori abbiano agito autonomamente oppure per conto di un’organizzazione più ampia.

«Le strade possibili sono solamente due: il mercato clandestino delle armi, che esiste, oppure il prelievo diretto, come è avvenuto in passato», spiega Crivelli.

Gli accertamenti potranno chiarire la provenienza delle eventuali armi sottratte e individuare possibili reti di supporto. Per ora, qualsiasi collegamento con altre attività criminali resta da verificare.

Disordini a Milano, proteste studentesche e saccheggi

L’intervista affronta anche i disordini a Milano e in altre città italiane, durante un fine settimana segnato da manifestazioni studentesche e tensioni di piazza.

Crivelli invita a distinguere le proteste sociali dai saccheggi. Le prime riguardano rivendicazioni come il carovita e le condizioni dell’edilizia scolastica. Ai cortei possono partecipare studenti, collettivi, centri sociali e altri gruppi. I saccheggi, invece, rispondono a dinamiche differenti e richiedono un’analisi specifica.

Secondo la ricostruzione proposta nell’intervista, alcuni gruppi avrebbero preso di mira negozi di abbigliamento sportivo e telefonia per sottrarre merce. Il giornalista sottolinea l’importanza di non confondere i due fenomeni: «Bisogna fare una netta distinzione fra quella che è la protesta di ordine sociale e studentesco e il fenomeno totalmente incontrollato delle razzie e dei saccheggi».

Minorenni coinvolti e difficoltà per le forze dell’ordine

Un altro elemento riguarda l’età dei giovani coinvolti nei fatti di Milano. Durante l’intervista, Crivelli cita numerosi minorenni tra i fermati, compresi ragazzi di 12 e 13 anni. I dati richiedono una verifica attraverso fonti ufficiali.

Il giornalista richiama anche il possibile effetto imitativo dei disordini avvenuti all’estero. Nelle chat e sui social sarebbero circolati riferimenti alle proteste francesi, con inviti a riprodurre iniziative simili in Italia.

Crivelli evidenzia inoltre le difficoltà operative delle forze dell’ordine quando affrontano gruppi numerosi e molto mobili. Le norme e le regole d’intervento possono limitare alcune possibilità operative, soprattutto in situazioni particolarmente complesse.

«Le armi sono abbastanza spuntate quando ci sono situazioni di questo tipo», sostiene il giornalista, riferendosi ai limiti degli strumenti di contrasto.

Anche in questo caso, occorre distinguere le dichiarazioni dell’intervistato dai dati accertati. Il numero dei fermi, quello degli arresti e le eventuali responsabilità individuali richiedono riscontri ufficiali.

Sicurezza in Sardegna, le indagini dovranno chiarire i collegamenti

L’assalto all’armeria di Sardara riporta al centro il tema della sicurezza in Sardegna. Il possibile reperimento di armi, le modalità dell’irruzione e i precedenti legati agli assalti ai portavalori rendono necessario un approfondimento investigativo.

Gli inquirenti dovranno identificare gli autori, verificare l’eventuale bottino e ricostruire i possibili legami con altri gruppi criminali. Al momento, le informazioni riportate nell’intervista non consentono di stabilire se il raid faccia parte di una strategia più ampia.

I precedenti citati da Crivelli offrono un contesto utile, ma non dimostrano da soli l’esistenza di una nuova organizzazione. Saranno le indagini a chiarire se gli autori abbiano agito isolatamente oppure se qualcuno abbia pianificato l’azione per ottenere armi da utilizzare in altre operazioni.

Il nodo centrale resta la destinazione delle eventuali armi sottratte e il possibile collegamento con altre attività criminali. Solo gli accertamenti potranno stabilire se l’assalto di Sardara rappresenti un episodio isolato o un segnale di un fenomeno più ampio.

 

Intervista a cura di Egidiangela Sechi

La Strambata del 19-10-2026

Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina


IntervisteLa Strambata