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I significati celati di un selfie: cosa dicono di noi? Enzo Asuni
Il selfie non è altro che un autoritratto che racchiude i significati più nascosti. L’autoritratto è una pratica ormai millenaria: che si tratti di un selfie o di un ritratto su commissione come quelli che faceva Leonardo nel 1500. I selfie che pubblichiamo e mandiamo ai nostri amici non sono altro che l’emblema di un’esigenza culturale antichissima. Dalle arti figurative alla fotografia arriviamo nell’era digitale. L’autoritratto è una forma di comunicazione non verbale, un modo per dire qualcosa di noi stessi, su chi siamo e quello che facciamo.
I selfie parlano e raccontano, anche quelli a testa in giù, sfocati, quelli con la bocca a c*lo di gallina o duckface, davanti allo specchio. I selfie ci rispecchiano e raccontano frammenti della nostra identità e personalità. Bisogna solo essere bravi a leggerli. Sono oltre mille i modi di fare una foto da soli così come possono essere anche il doppio le interpretazioni di chi guarda.

Lo studio della semantica del selfie arriva da due esperti di psicologia e scienze cognitive dell’università tedesca di Bamberg che è stato pubblicato su Frontiers in Communication. Uno studio che nasce per spiegare come i selfie possano influenzare chi li vede generando opinioni e giudizi anche molto complessi. Da Wired apprendiamo che non si tratta del primo studio e che negli ultimi decenni ci sono stati diversi studi volti a capire i motivi che ci spingono a condividere foto di noi stessi.
I Due studiosi hanno chiesto a 132 volontari reclutati online di guardare 15 selfie selezionati casualmente da una raccolta di 1001. Gli autoscatti in questione sono quelli contenuti nell’archivio online Selfiecity. Per ogni foto, i partecipanti, avevano a disposizione cinque caselle di testo da riempire in totale libertà o con frasi brevi o con singole parole. L’obiettivo era capire se le stesse foto potessero suscitare interpretazioni simili nelle diverse reclute. Ha sorpreso come persone facenti parte della stessa cultura abbiano manifestato interpretazioni pressoché simili.
I selfie e le interpretazioni che ne conseguono sono stati divisi in cinque macrocategorie o profili semantici:
Dalla categoria in questione sono emersi dati interessanti. Diciamo che in base ai seflie, le reclute sono state in grado, di risalire a elementi interessanti dell’identità degli autori: religione, cultura, nazionalità. Sono stati in grado di fornire elementi ancora più particolari come asserire se una persona possa essere animalista o meno. Questo a dimostrazione che queste immagini, che condividiamo abitualmente, possono in realtà veicolare una pluralità di messaggi.
C’è anche da dire che i giudizi e le speculazioni sviluppate sono sicuramente basate sulla cultura quindi i risultati dell’esperimento non sono proprio esaustivi. I giudizi dunque possono variare in base al contesto di provenienza. Però è interessante il fatto che le interpretazioni del selfie siano state indagate con metodo scientifico. Le potenzialità comunicative sono più grandi di quanto potessimo immaginare. Lo studio, la semantica del selfie è un approccio in via di sviluppo. Lo scopo degli autori è ispirare altri studi basati su un campione più eterogeneo di partecipanti.
A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda.